C’è bisogno di migliorare l’Università italiana

By: Pier Giorgio0 comments

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Partiamo da un’assunzione: vi è la necessità di migliorare l’Università italiana.

Per farlo, il sistema universitario italiano ha un impellente bisogno di aumentare il eriero di laureati.

Difficilmente però si riuscirà a raggiungere questo obiettivo continuando ad incamminarsi sulla strada percorsa sino ad ora. Alla luce dei numeri analizzati, potrebbero essere diverse le soluzioni a cui pensare per migliorare lo Stato dell’Università Italiana.

Due strade per migliorare l’Università italiana

Tuttavia, a prescindere da qualsiasi iniziativa specifica, a parere di chi scrive, per incentivare la partecipazione universitaria si dovrebbe seguire una direttrice che punti a:

  1. Aumentare la qualità del servizio, da tradursi principalmente nelle condizioni delle infrastrutture (hardware): le aule dove gli studenti si trovano a frequentare le lezioni, le biblioteche in cui studiare, gli alloggi dove risiedere, i laboratori per testare le proprie conoscenze e la gestione integrata della mobilità e dei trasporti;
  2. Adattare le conoscenze impartite (software) alle tendenze del mercato del lavoro. Si dovrebbe infatti ripensare a ciò che viene insegnato e come ciò avviene. Il focus dovrebbe essere puntato sul ricostruire un legame efficace gli tra atenei ed il mondo del lavoro.

Più che qualsiasi ministro o rettore, papa Francesco è stato in grado di riassumere alla perfezione questo concetto in un’unica frase. “L’educazione dovrebbe parlare il linguaggio della testa, del cuore e delle mani. Insegnare a pensare, aiutare a sentire bene e accompagnare nel fare”, ossia acquisire dei concetti, imparare ad applicarli nella vita di tutti i giorni, rendendoli concreti ed utili per la società.

La necessità di risorse economiche per migliorare l’Università italiana

Tuttavia, per perseguire adeguatamente i punti 1 e 2, sono richieste nuove risorse economiche, traducibili in maggiori costi. A prescindere se siano sostenuti dallo Stato o dagli studenti e le loro famiglie.

L’effetto positivo sulla partecipazione universitaria provocato dai servizi con qualità maggiore potrebbe essere così più che compensato da quello negativo che un aumento dei costi comporterebbe. Ipotizzando che da solo lo Stato non si possa accollare l’intero investimento necessario, gli studenti e loro famiglie potrebbero non essere disposti a riconoscere un “premium price” per iscriversi ad un corso universitario, in quanto i benefici della laurea, al momento dell’iscrizione, non sono chiarissimi né tantomeno certi.

Al fine di ridurre l’effetto negativo, ovvero di contrastare l’incertezza dei benefici — economici e sociali — della laurea e consentire ai ragazzi e le loro famiglie di acquisire una maggior consapevolezza dell’investimento effettuato, ci dovrebbe essere un cambiamento radicale della tassazione universitaria, da una logica ex-ante ad una ex-post.

Si dovrebbero pertanto implementare dei meccanismi di pagamento più flessibili, che permettano agli studenti di sostenere — in parte o interamente — l’investimento per l’università soltanto qualora ottengano realmente i benefici previsti (un posto di lavoro adeguato) e allo Stato di ricevere indietro parte delle risorse guadagnate nel caso in cui gli studenti abbiano beneficiato del servizio di istruzione offerto.

È per questo motivo che Talents Venture propone alcuni strumenti innovativi che permettono agli studenti di non gravere più soltanto sui risparmi dei genitori, ma offrono la possibilità di finanziare gli studi semplicemente utilizzando una piccola percentuale dello stipendio futuro.

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