Chi sta trainando la crescita dei laureati in Italia?
Questo mese torniamo a parlare di università: cosa sta succedendo, ai numeri dei laureati dell’università italiana? E in che modo le università telematiche stanno contribuendo a questo trend?
Una crescita mai vista prima (ma trainata da pochi)
Negli ultimi dieci anni il numero di laureati in Italia è cresciuto del 40%: erano 287 mila nel 2014 e, nel 2024, hanno superato per la prima volta le 400 mila unità. Ma da dove arriva questa crescita? In gran parte dalle università telematiche: dieci anni fa assegnavano il titolo ad appena il 2,6% dei laureati, oggi ne formano quasi uno su cinque. Se gli 81 atenei “tradizionali” hanno aumentato i propri laureati di circa 50.000 unità, le 11 telematiche ne hanno guadagnati 63.000 nello stesso periodo. Un fenomeno che solleva una prima questione: stiamo assistendo a una crescita diffusa o polarizzata?
Alcune classi di laurea sono ormai quasi esclusivamente online
L’aumento dei laureati telematici non riguarda tutti i corsi allo stesso modo. In alcune classi magistrali, le università online rappresentano oggi la via principale per ottenere il titolo: 94% per i servizi sportivi (LM-47), 82% in ingegneria della sicurezza (LM-26), 77% in linguistica (LM-39). Un dato che stimola una riflessione: è possibile immaginare un futuro in cui alcune professioni si formano esclusivamente a distanza? Oppure, al contrario, ci sono opportunità per una maggior differenziazione e riportare in presenze quelle classi di laurea che sembrano destinate ad una sola formazione online?
Le telematiche dominano tra le lauree più popolari in Italia
Il ruolo delle università online non si limita a corsi di nicchia. Nove delle dieci classi di laurea con il maggior numero di laureati nel 2024 includono almeno un ateneo telematico tra i primi dieci per titoli rilasciati; in cinque casi queste università guidano la classifica. Pegaso, ad esempio, è prima nella L-18 (economia e gestione aziendale), nella L-19 (scienze dell’educazione), nella LMG/01 (giurisprudenza) e nella L-22 (scienze motorie e sportive). Mentre e-Campus è seconda in L-19, L-22 e L-23 (scienze e tecniche psicologiche, dove al primo posto c’è Mercatorum). Come possiamo misurare, in modo trasparente e condiviso, la qualità dei percorsi e delle competenze effettivamente acquisite? E come possiamo farlo garantendo al tempo stesso la tutela degli studenti e il riconoscimento di tutti gli atenei che investono nella qualità dell’offerta formativa, indipendentemente dalla modalità con cui erogano la didattica?
Anche nell’ICT, cresce il bacino di competenze formato dalle università telematiche
I dati dell’Osservatorio delle Competenze Digitali 2025, che abbiamo presentato insieme ad Anitec-Assinform, Assintel e AICA il 18 novembre, mostrano un’accelerazione significativa del contributo delle università telematiche alla formazione dei laureati anche in ambito ICT in senso stretto: si è passati dal 2% del 2020 al 9% nel 2024. Una crescita sorprendente che riguarda corsi molto tecnici e specialistici come Ingegneria dell’informazione, Informatica, Ingegneria elettronica e della sicurezza informatica. Questa evoluzione segnala l’emergere di un nuovo attore nella formazione delle competenze digitali, e rappresenta una sfida (e un’opportunità) per le imprese, che devono imparare a conoscere e valutare questo segmento. Il mondo del lavoro è pronto ad accogliere questi profili? Le imprese hanno strumenti per valutare il reale contenuto formativo al di là del nome dell’università?
Stiamo andando verso un possibile paradosso?
L’Italia resta tra i Paesi europei con la più bassa quota di laureati: solo il 32% dei giovani tra i 25 e i 34 anni possiede un titolo terziario, contro una media UE del 44%. In questo contesto, il ruolo degli atenei telematici è sempre più determinante nel colmare parte del divario. Se in futuro il nostro Paese dovesse effettivamente migliorare la propria posizione nelle classifiche internazionali, è plausibile che ciò avvenga proprio anche grazie all’espansione dei laureati in queste università. Ma si profila un paradosso che rischia di innescare un corto circuito nella narrativa comune: da un lato si potrebbe celebrare l’aumento dei laureati come una vittoria del sistema; dall’altro, continuare a criticare proprio gli attori che più stanno contribuendo a tale crescita. Per evitare questa contraddizione è essenziale, fin da ora, riconoscere la trasformazione in atto e affrontare con lucidità la doppia sfida posta dalle telematiche: garantire inclusione e accesso, senza rinunciare alla qualità dell’offerta formativa e alla sua coerenza con i bisogni reali del mondo del lavoro.
La nota dell’Osservatorio Talents Venture
“Quanto pesano le telematiche (e in quali ambiti) nella crescita dei laureati italiani?” è la nostra ultima nota basata sul peso delle università telematiche nella crescita dei laureati italiani. Le telematiche nel 2014 assegnavano il titolo ad appena il 2,6% dei laureati totali, oggi ne formano quasi uno su cinque.
Negli ultimi dieci anni il sistema universitario italiano ha visto crescere i propri laureati di oltre il 40%, passando da 287 mila nel 2014 a più di 400 mila nel 2024. Una crescita sostenuta in modo decisivo da un solo segmento: le università telematiche.
Nel 2014 assegnavano il titolo ad appena il 2,6% dei laureati totali, oggi ne formano quasi uno su cinque. Il loro ruolo, tuttavia, non si limita ad aver sostenuto l’aumento complessivo dei laureati.
L’espansione delle telematiche ha infatti ridisegnato la distribuzione dei titoli tra le diverse classi di laurea, con alcuni ambiti in cui oggi la maggioranza dei futuri professionisti proviene proprio da questi atenei.