Davanti a una platea di diciannovenni in contrazione, una delle leve a disposizione delle università italiane per ampliare il proprio bacino è rivolgersi a chi cerca di aggiornare o specializzare le proprie competenze. La formazione continua oggi ha molte forme: master, corsi di perfezionamento, insegnamenti singoli, microcredenziali, percorsi executive. In questa analisi ci concentriamo sui master, costruendo una lettura storica e comparata su due dimensioni: gli iscritti e i diplomati.
Negli ultimi dieci anni il bacino è cresciuto del 142%, gli iscritti internazionali sono più che raddoppiati e oggi rappresentano il 12% del totale (contro il 5,5% dei corsi di laurea). Ma fermarsi alla superficie sarebbe un errore: per capire davvero cosa sta succedendo abbiamo scandagliato i dati nel dettaglio.
Tre aspetti che vale la pena anticipare:
- Le università telematiche raccolgono oggi il 45% degli iscritti ai master, contro il 15% di dieci anni fa. Tre soli atenei (Pegaso, e-Campus, Unitelma) coprono il 39% del mercato.
- I diplomati in quattro aree più strategiche per il futuro del Paese (cybersecurity, analisi dati, intelligenza artificiale, sostenibilità) messi insieme pesano il 2,8% del totale. I diplomati con master riconducibili all’area dell’insegnamento (complici alcuni cambiamenti normativi) sono più di otto volte tanto.
- Sugli 88 atenei analizzati, 25 hanno meno del 5% di diplomati ai master rispetto ai laureati: quasi tutti sono atenei statali e oltre la metà si trova nel Mezzogiorno. Un terreno di sviluppo ancora largamente inesplorato.
Quanti sono e dove studiano gli iscritti ai master
Dieci anni di iscritti: una crescita guidata dal primo livello
Nell’anno accademico (a.a.) 2024/2025 gli iscritti ai master di primo e di secondo livello sono 95.701, contro i 39.572 dell’a.a. 2015/2016 (Fig. 1). In dieci anni il bacino è cresciuto del 142%. La spinta arriva soprattutto dai master di primo livello, che passano da 24.101 a 60.220 iscritti (+150%), mentre i master di secondo livello vanno da 15.471 a 35.481 (+129%). Oggi il primo livello rappresenta circa il 63% del totale, ma la sua quota ha oscillato in modo significativo: nell’a.a. 2019/2020 aveva toccato quasi l’80%.
La crescita non è stata lineare, infatti il sistema ha registrato due picchi distinti: il primo nell’a.a. 2019/2020, quando gli iscritti sono saliti a circa 93.000 dai 59.000 dell’anno precedente; il secondo nell’aa. 2022/23 quando (dopo un ripiegamento a 68.000 nel 2020/21) si è raggiunto il massimo storico di 104.149 iscritti, di cui oltre 70.000 sui soli master di primo livello. Negli ultimi due anni la traiettoria si è invertita: 102.000 circa nell’a.a. 2023/2024 e 95.701 nell’a.a. 2024/2025. Il bacino resta ampio, ma la fase di espansione continua sembra essersi chiusa.

Figura 1 – Evoluzione del numero di iscritti ai master universitari di primo e secondo livello in Italia (a.a. 2015/16 – 2024/25)
Il picco dell’a.a. 2019/2020: un effetto normativo concentrato su due atenei
Il salto dell’a.a. 2019/2020 merita una lettura ravvicinata, perché racconta come un cambiamento normativo possa ridisegnare in pochi mesi la struttura di un intero segmento formativo. Tra l’a.a. 2018/2019 e l’a.a. 2019/2020 gli iscritti ai master di primo livello sono aumentati di 32.652 unità, passando da 41.243 a 73.895. Quasi tutto questo saldo si concentra in due atenei: Reggio Calabria Dante Alighieri, che da 2 iscritti dell’anno precedente arriva a 15.424, ed e-Campus di Novedrate passata da 13.395 a 28.845 (+ 15.450).
Cosa è successo in concreto. In quegli anni una serie di modifiche normative ha introdotto i 24 CFU come requisito di accesso ai percorsi di specializzazione per il sostegno didattico agli alunni con disabilità. Un master di primo livello permetteva sia di acquisire i CFU richiesti sia di ottenere un titolo che avrebbe pesato nelle graduatorie. Il risultato è leggibile direttamente nei dati: tra i primi 20 master di primo livello per iscritti nell’a.a. 2019/2020, (l’unica eccezione è un master di UnitelmaSapienza in area sanitaria) e tutti sono stati erogati da e-Campus, Reggio Calabria Dante Alighieri o Giustino Fortunato.
Cinque anni dopo, la fotografia è cambiata ma non quanto ci si potrebbe aspettare. Dei 20 master più frequentati nell’a.a. 2019/2020 ne restano in classifica solo cinque nell’a.a. 2024/2025. Dieci nuovi ingressi sono però ancora in larga parte legati all’insegnamento; mentre due riguardano le professioni sanitarie e solo tre escono da questi ambiti (un master di Bocconi in area economica, uno di UnitelmaSapienza in gestione delle risorse umane e un percorso di Uninettuno in engineering management). Nella lista delle università più rappresentate spariscono Reggio Calabria Dante Alighieri e Giustino Fortunato, mentre fanno il loro ingresso Pegaso, Saint Camillus e Uninettuno. Cambiano i nomi degli atenei in cima alla classifica, ma il baricentro tematico resta lo stesso (Tab. 1).
L’insegnamento resta il centro dei master di primo livello più frequentati
| Posizione | Ateneo | Denominazione del master di I livello | Iscritti |
|---|---|---|---|
| 1 | Novedrate e-Campus | l’insegnamento dell’italiano agli stranieri, l2 | 5.377 |
| 2 | Roma Unitelma | management e funzioni di coordinamento delle professioni sanitarie | 3.004 |
| 3 | Napoli Pegaso | didattica delle discipline letterarie-a11/a12(ex a-12 e ex a-22) | 1.051 |
| 4 | Napoli Pegaso | principi e metodi storico-filosofici del diritto¹ | 1.034 |
| 5 | Napoli Pegaso | diritto e contrattualistica d’impresa | 939 |
| 6 | Roma Saint Camillus | discipline socio-letterarie, storiche e geografiche | 873 |
| 7 | Novedrate e-Campus | l’insegnamento delle materie giuridico-economiche negli istituti secondari di ii grado: metodologie didattiche | 841 |
| 8 | Novedrate e-Campus | area socio-letteraria, storico-geografica per l’insegnamento negli istituti secondari di i e ii grado | 825 |
| 9 | Milano Bocconi | international master in business | 711 |
| 10 | Novedrate e-Campus | l’insegnamento delle materie filosofiche e umanistiche negli istituti secondari di ii grado: metodologie didattiche | 641 |
| 11 | Napoli Pegaso | didattica delle discipline pedagogiche filosofiche e storiche a18/a19 | 537 |
| 12 | Novedrate e-Campus | management per il coordinamento delle professioni sanitarie i livello | 493 |
| 13 | Novedrate e-Campus | l’insegnamento delle materie scientifiche negli istituti secondari di i e ii grado: matematica e fisica | 453 |
| 14 | Roma Unitelma | organizzazione e gestione delle risorse umane | 446 |
| 15 | Napoli Pegaso | pedagogia scolastica: interventi nella didattica inclusiva e nelle difficoltà di apprendimento | 443 |
| 16 | Napoli Pegaso | didattica e trans-skills per la salute ed il benessere | 422 |
| 17 | Roma Uninettuno | master in engineering management | 398 |
| 18 | Napoli Pegaso | didattica delle discipline giuridiche ed economiche- a46 | 374 |
| 19 | Roma Uninettuno | master in health management | 313 |
| 20 | Roma Saint Camillus | discipline scientifiche, matematiche e tecnologiche | 306 |
Tabella 1 – Primi venti master di primo livello con il più alto numero di iscritti (2024/2025). Colorati in azzurro ci sono i master attinenti all’area dell’insegnamento. Fonte: elaborazione L’Osservatorio Talents Venture su dati MUR.
La crescita silenziosa e la concentrazione nei master di secondo livello
Sui master di secondo livello la dinamica è diversa: niente shock normativi, una crescita più graduale negli anni, ma una riconfigurazione altrettanto profonda della geografia degli atenei.
Dieci anni fa, tra i primi 20 master di secondo livello per iscritti erano rappresentate 14 università diverse. Gli atenei telematici rappresentati erano UnitelmaSapienza, Giustino Fortunato e IUL. Comparivano diversi atenei non statali tradizionali (LUM, Enna Kore, Roma UER) e il Politecnico di Milano era l’ateneo più rappresentato con tre corsi su venti. Nell’a.a. 2015/2016, il master con più iscritti (“Ruolo e compiti del dirigente nelle istituzioni scolastiche” erogato da Giustino Fortunato) ne aveva 275.
Nell’a.a. 2024/2025 le università presenti tra le prime 20 posizioni sono scese a 9 (Tab. 2). Sono entrate tre nuove telematiche (Pegaso, Mercatorum, e-Campus), UnitelmaSapienza è rimasta, mentre Giustino Fortunato e IUL sono uscite. L’ateneo più rappresentato è oggi Suor Orsola Benincasa di Napoli con sei master, di cui cinque in aree riconducibili alla formazione. Segue Pegaso con cinque master. In mezzo a una concentrazione di percorsi guidati da logiche di titolo, si distinguono due eccezioni di natura più tecnica: un master in Aesthetic Medicine and Therapeutics di Camerino (16° posto) al sedicesimo e un master in BIM Specialist Coordinator Manager dell’Università di Pisa (21°).
Il master di secondo livello con più iscritti nell’aa. 2024/25 (“Strategie organizzative e di innovazione nella p.a.” erogato da Pegaso) conta 1.899 iscritti: quasi sette volte i 275 che bastavano a guidare la classifica dieci anni fa.
La top 20 dei master di secondo livello si restringe attorno a pochi atenei
| Posizione | Ateneo | Denominazione del master di II livello | Iscritti |
|---|---|---|---|
| 1 | Napoli Pegaso | strategie organizzative e di innovazione nella p.a. | 1.899 |
| 2 | Napoli Pegaso | competenze e responsabilità della funzione dirigenziale | 1.181 |
| 3 | Roma Unitelma | organizzazione e innovazione nelle pubbliche amministrazioni | 772 |
| 4 | Napoli Benincasa | etica, diversità inclusione per le istituzioni scolastiche | 435 |
| 5 | Napoli Benincasa | organizzazione, management, e-government delle pubbliche amministrazioni | 360 |
| 6 | Roma Mercatorum | organizzazione e innovazione nella p.a con sole 24 ore formazione | 353 |
| 7 | Roma Unitelma | contrattualistica pubblica | 341 |
| 8 | Napoli Benincasa | esperto nei disturbi specifici di apprendimento dsa e deficit d’attenzione/iperattività | 340 |
| 9 | Napoli Benincasa | governance delle istituzioni scolastiche. manager e dirigente nella scuola dell’innovazione e dell’inclusione | 332 |
| 10 | Napoli Benincasa | psicopedagogia scolastica | 323 |
| 11 | LUM G. Degennaro | direzione e management delle aziende sanitarie | 304 |
| 12 | Novedrate e-Campus | management per la direzione di struttura complessa ii livello | 303 |
| 13 | Novedrate e-Campus | nutrizione clinica e applicata | 291 |
| 14 | Napoli Pegaso | pedagogia scolastica: interventi nella didattica inclusiva e nelle difficoltà di apprendimento | 241 |
| 15 | Calabria | didattica e intelligenza artificiale | 234 |
| 16 | Camerino | aesthetic medicine and therapeutics | 226 |
| 17 | Napoli Pegaso | il contrasto al terrorismo internazionale: radicalizzazione, cyberjihad, intelligence e comunicazione strategica | 214 |
| 18 | Napoli Benincasa | educazione e mediazione interculturale | 207 |
| 19 | Napoli Parthenope | project manager e politiche pubbliche. strumenti interdisciplinari per lo sviluppo sostenibile e la digitalizzazione della pubblica amministrazione | 202 |
| 20 | Napoli Pegaso | la professionalità docente e le nuove sfide didattico – educative | 201 |
Tabella 2 – Tabella 2 – Primi venti master di secondo livello con il più alto numero di iscritti (2024/2025). Fonte: elaborazione L’Osservatorio Talents Venture su dati MUR.
Il peso crescente delle telematiche
Nell’a.a. 2015/2016 al primo posto per iscritti ai master di primo e di secondo livello c’era UnitelmaSapienza, seguita da Sapienza e Cattolica. Tra i primi dieci atenei, trovavamo solo due telematiche (oltre ad Unitelma c’era Giustino Fortunato). Oggi i primi tre posti sono coperti tutti da atenei telematici: e-Campus, Pegaso e UnitelmaSapienza. Cattolica è scesa al sesto posto, superata da Saint Camillus. Tra le statali, sale Padova (dal 12° al 7° posto) e tengono il passo Sapienza (8°) e Torino (9°). Il dato che riassume più di tutto la crescita delle telematiche è che il 45% degli iscritti complessivi tra master di primo e di secondo livello nell’a.a. 2024/2025 frequenta una telematica, contro il 15% del 2015/2016 (Fig. 2). Le sole Pegaso, e-Campus e Unitelma rappresentano oggi il 39% del mercato.

Figura 2 – Percentuale di iscritti ai master universitari di primo e secondo livello in Italia per tipologia di ateneo (a.a. 2015/16 vs 2024/25)
Gli iscritti internazionali: quanti sono e da dove arrivano
Dieci anni di iscritti internazionali: dal 5 al 12% del totale
Negli ultimi dieci anni la quota di iscritti internazionali nei master di primo e di secondo livello è più che raddoppiata, passando da circa il 5% dell’a.a. 2015/2016 al 12% dell’a.a. 2024/2025 (Fig. 3). La traiettoria non è stata uniforme tra i due livelli. Storicamente i master di secondo livello hanno avuto una vocazione internazionale superiore, ma il gap è oscillato in modo significativo: nel 2019/2020, in concomitanza con il boom di iscrizioni sui master di primo livello di cui abbiamo già parlato, l’internazionalizzazione del primo livello è scesa al 3% mentre quella del secondo è rimasta all’8%. È stato il momento di massima distanza tra i due segmenti. Nell’a.a. 2024/2025 i master di secondo livello (13%) sono tornati ad avere una quota di internazionali superiore al primo livello (12%).
Il dato assume un peso ulteriore se confrontato con i corsi di laurea: gli iscritti internazionali ai corsi di laurea sono circa il meno della metà rispetto a quelli dei master. Il post-laurea risulta quindi il segmento più internazionalizzato tra quelli analizzati.

Figura 3 – Evoluzione della percentuale di iscritti internazionali ai master universitari di primo e secondo livello in Italia (a.a. 2015/16 – 2024/25)
La geografia degli iscritti: la Grecia in cima, l’Iran fuori dalla classifica
Il dato più sorprendente arriva dal confronto tra le nazionalità che alimentano i master e quelle che alimentano i corsi di laurea. Al primo posto tra gli iscritti internazionali ai master italiani troviamo la Grecia, che da sola rappresenta il 35% del bacino degli internazionali (Fig. 4). Lo stesso Paese pesa solo il 2% degli internazionali nei corsi di laurea. La situazione si rovescia per l’Iran: primo Paese di provenienza nei corsi di laurea, dove rappresenta il 13% degli internazionali, scende all’1% nei master.
Francia, Germania, Stati Uniti: i master attraggono anche dai Paesi sviluppati
Ci sono altri scostamenti rilevanti tra corsi di laurea e master. Il Kazakistan, presente tra i primi dieci Paesi di provenienza nei corsi di laurea, esce di scena nei master, dove gli iscritti kazaki sono pochissimi. Compare invece, e con peso significativo, l’America Latina: tra le prime venti nazionalità degli iscritti ai master figurano Brasile (8° posto), Argentina (11°), Colombia (12°), Ecuador (17°) e Perù (18°). Tra questi, solo il Brasile compare anche nella top 20 dei corsi di laurea (14° posto).
Particolarmente significativa è anche la presenza, sempre nella top 20, di Spagna, Stati Uniti, Germania, Francia e Svizzera. Nell’introduzione all’analisi di aprile avevamo notato come i corsi di laurea italiani attraessero quasi esclusivamente da Paesi con redditi più bassi del nostro. I dati sui master raccontano una storia parzialmente diversa: nella formazione post-laurea, quando l’offerta è costruita con cura, le università italiane riescono a competere anche con contesti accademici sviluppati tanto quanto o più maturi del nostro. È un segnale che vale la pena di tenere d’occhio.

Figura 4 – Primi venti paesi di provenienza degli iscritti internazionali ai master universitari di primo e secondo livello in Italia (a.a. 2024/25)
I diplomati: quanti sono e in quali aree si formano
Il rapporto tra diplomi master e lauree: una bussola sulla vocazione post-laurea
Per leggere il peso strategico dei master nei singoli atenei, abbiamo messo a confronto due numeri: il totale di diplomati ai master di primo e di secondo livello rilasciati nel 2024 e il totale di laureati nei corsi di laurea dello stesso anno solare. Il rapporto tra questi due valori (diplomi master ogni laurea) racconta quanto un ateneo è concentrato sul post-laurea rispetto alla formazione di primo e secondo ciclo. Il perimetro utile è di 88 università, perché per 4 atenei (Roma Foro Italico, Unicusano, Reggio Calabria Dante Alighieri e Aosta) non ci sono diplomati master o i dati non sono stati condivisi.
Due atenei fuori scala: Saint Camillus e Leonardo Da Vinci
Due università si collocano in una posizione completamente fuori scala rispetto al resto del sistema. Saint Camillus di Roma rilascia 19,16 diplomi master ogni laurea; Leonardo da Vinci di Torrevecchia Teatina rilascia 10,64 diplomi master ogni laurea. Su Torrevecchia il dato è particolarmente eloquente: 59 laureati (è l’ateneo con meno laureati in assoluto) a fronte di 628 diplomati master (Fig. 5).
Subito sotto, un secondo cluster di atenei si attesta su rapporti pari o vicini all’unità: Unitelma Sapienza (3,69), LUM (3,32), Giustino Fortunato (1,51), Roma Link Campus (1,23), Suor Orsola Benincasa (1,18) e Bra Scienze Gastronomiche (0,93). In questi atenei i diplomati master sono in numero pari o superiore ai laureati, segno che il post-laurea pesa almeno quanto la formazione di primo e secondo ciclo. Più sotto, un gruppo intermedio con rapporti tra il 60% e il 70% (e-Campus al 69% e Camerino al 60%); più sotto ancora, un gruppo tra il 40% e il 50% circa con Pegaso (51%), Roma UNINT (49%), Luiss (47%), Roma Europea (45%) e LUMSA (43%).

Figura 5 – Primi quindici e ultimi cinque atenei per rapporto tra diplomati ai master e laureati in Italia (a.a. 2024/25)
Le statali e il Mezzogiorno: dove il post-laurea resta inesplorato
All’estremo opposto si colloca un gruppo di atenei dove il rapporto scende sotto l’1%. Tra questi figurano Sassari, Politecnico di Bari, Humanitas, Basilicata e Politecnico di Torino: si tratta di università dove i diplomi master sono numericamente trascurabili rispetto al volume dei laureati.
Sui 88 atenei considerati, 25 hanno una quota di diplomati ai master inferiore al 5% rispetto ai laureati. La quasi totalità di questi 25 atenei è costituita da università statali: le uniche eccezioni non statali sono Enna Kore e Humanitas University. È un’evidenza che racconta come le possibilità di sviluppo sul post-laurea delle università statali italiane siano ancora largamente inesplorate.
A questa lettura se ne aggiunge una geografica. Oltre la metà di questi 25 atenei si trova nel Mezzogiorno, con una concentrazione siciliana particolarmente marcata: 4 atenei sui 25, il 16% del campione (Fig. 6). Una possibile chiave di lettura riguarda il mercato del lavoro: il post-laurea è strutturalmente un percorso abilitante al lavoro e tende quindi a soffrire dove il tessuto produttivo locale è meno dinamico. Ma è anche una lettura che apre uno spazio di azione: gli atenei del Sud potrebbero costruire offerte post-laurea fortemente ancorate alle specificità del territorio, capaci di intercettare anche professionisti che lavorano stabilmente al Centro-Nord.

Figura 6 – Atenei con il rapporto tra diplomati ai master e numero di laureati inferiore al 5% (a.a. 2024/25)
Cyber, dati, AI, sostenibilità cubano solo il 2,8% dei diplomati
Per capire se i master italiani stanno formando le competenze più strategiche per il Paese, abbiamo analizzato i titoli dei corsi alla ricerca delle aree più discusse del dibattito pubblico: cybersecurity, analisi dati, intelligenza artificiale, sostenibilità. Il risultato è netto. Sommando i diplomati di tutte e quattro le aree si arriva al 2,8% del totale diplomati: ognuna di queste tematiche, presa singolarmente, pesa meno dell’1%.
I numeri assoluti rendono la fotografia ancora più chiara. Nel 2024 i diplomati ai master di primo e di secondo livello sono stati 795 in area sostenibilità, 600 in area dati, 558 in area cybersecurity e 291 in area intelligenza artificiale. Sullo stesso anno, i diplomati con master riconducibili all’area didattica sono stati oltre 18.000, più di un quinto del totale dei diplomati post-laurea italiani e oltre otto volte i diplomati dei quattro cluster strategici messi insieme (Fig. 7). Il sistema dei master non aiuta quindi a sviluppare le competenze strategiche su cui si gioca la competitività del Paese.
Inoltre, dentro la cifra dell’area intelligenza artificiale c’è un dettaglio che vale la pena segnalare. Dei 291 diplomati in area intelligenza artificiale, 167 (più della metà) provengono da un singolo master intitolato “Il dirigente scolastico e il docente della scuola dell’autonomia. Il paradigma dell’intelligenza artificiale nel processo educativo“. È un percorso che resta sostanzialmente nell’orbita della didattica, in cui l’intelligenza artificiale sembra entrare solo come ornamento. Il dato sui diplomati realmente formati su competenze tecniche di AI applicate è quindi ancora più contenuto del numero che leggiamo nelle statistiche.

Quattro domande per il sistema universitario
L’analisi di questa newsletter restituisce una fotografia ricca ma non risolutiva. Il sistema dei master italiani è cresciuto, si è internazionalizzato, ha visto le telematiche conquistare quasi metà del mercato, ma resta concentrato su una manciata di temi e largamente assente sui terreni più strategici per il futuro del Paese. Più che chiudere con una sintesi, preferiamo lasciare a chi lavora nel sistema universitario italiano quattro domande che ci sembrano oggi rilevanti per chi pensa la formazione continua nelle università italiane.
- Come può il sistema dei master diventare uno strumento di formazione di competenze strategiche e non solo di certificazione o reazione a stimoli normativi? Cybersecurity, analisi dati, intelligenza artificiale e sostenibilità pesano oggi meno del 3% dei diplomati. Ridisegnare l’offerta su queste aree è una scelta che riguarda la competitività del Paese nei prossimi dieci anni. Tuttavia, i dati raccontano un sistema i cui picchi di iscrizione sono stati guidati da modifiche normative e da esigenze certificatorie.
- Come possono le università costruire una vera offerta post-laurea, prima che il declino demografico si faccia sentire sui bilanci? Oggi 25 atenei sugli 88 considerati hanno meno del 5% di diplomati ai master rispetto ai laureati, e quasi tutti sono statali. Con una platea di diciannovenni in contrazione, il post-laurea rappresenta un bacino di studenti adulti e lavoratori che può contribuire a diversificare le entrate di qualsiasi ateneo. Le telematiche hanno dimostrato che la domanda esiste e che può crescere: la domanda è come anche gli atenei statali possono costruire la propria risposta, valorizzando le specificità che li distinguono.
- Come possono gli atenei del Mezzogiorno trasformare il post-laurea in una leva di sviluppo, anche dove il mercato del lavoro locale non è florido? Un master ancorato alle specificità di un territorio può attrarre professionisti che lavorano altrove e cercano competenze o condizionali ambientali che si possono trovare solo in luoghi specifici.
- Quali strumenti formativi nuovi, oltre ai master, possono ampliare la platea della formazione continua e raggiungere anche chi non ha una laurea? I master sono oggi i principali percorsi post-laurea sistematicamente misurati, ma rappresentano una porzione di un universo molto più ampio. Microcredenziali, percorsi modulari, formazione executive aperta sono strumenti utili a costruire un’offerta più capillare e più inclusiva; tuttavia, oggi non vengono misurati e rendicontati a livello centralizzato.
La prossima Nota dell’Osservatorio Talents Venture
Dottorati: quali atenei spiccano per attrazione e offerta?
Per continuare il filone dedicato alla formazione avanzata, dopo l’analisi sui master universitari, nella prossima newsletter ci concentreremo sui dottorati. Vedremo quali ambiti disciplinari contano più diplomati, la diffusione di percorsi collegati ad alcuni ambiti di attualità, e la capacità degli atenei di attrarre dottorandi internazionali.
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Note
(1) Sebbene il nome possa far pensare che il corso non sia relativo all’area della formazione, approfondendo la pagina si vede che il Master “si inserisce nel panorama della formazione”. Valutazioni simili valgono per i corsi in 5°, 6° e 20° posizione.
Nota metodologica
L’analisi si basa sugli open data dell’Ufficio Statistico del Ministero dell’Università e della Ricerca a cui va il nostro ringraziamento per il lavoro che svolge. I dati sono stati estratti ad aprile 2026 ed elaborati internamente da Talents Venture.
Il perimetro include 92 università italiane, statali e non statali. Sono esclusi gli enti di ricerca, che rilasciano master. Per l’analisi del rapporto tra diplomati ai master e laureati, il perimetro utile si riduce a 88 università, per le quali sono disponibili dati significativi su entrambe le dimensioni.
I dati sugli iscritti si riferiscono agli anni accademici e coprono il periodo dall’a.a. 2015/2016 all’a.a. 2024/2025. I dati sui diplomati si riferiscono agli anni solari e coprono il periodo dal 2015 al 2024. Le due serie temporali non sono direttamente sovrapponibili per costruzione: le elaborazioni che le mettono a confronto sono indicate esplicitamente nel testo.
Per “iscritto internazionale” intendiamo, in linea con la classificazione MUR, chi ha conseguito il proprio diploma di scuola secondaria all’estero, indipendentemente dalla cittadinanza.
L’analisi sulle competenze emergenti è stata condotta cercando parole chiave nei titoli ufficiali dei master registrati nell’Anagrafe Nazionale Studenti. Le aree considerate sono quattro: cybersecurity, analisi dati, intelligenza artificiale e sostenibilità. I risultati ottenuti per ricerca automatica sono stati sottoposti a una revisione manuale parziale per rimuovere i falsi positivi o aggiungere i falsi negativi più evidenti. L’analisi non copre i contenuti dei programmi formativi, ma esclusivamente quanto dichiarato nel titolo ufficiale del corso: è quindi possibile che master con contenuti rilevanti nelle aree considerate non siano stati inclusi nel conteggio perché il titolo non richiama esplicitamente queste tematiche. È inoltre possibile che un master sia stato conteggiato in più aree.