Entro il 7 giugno 2026 l’Italia deve recepire la direttiva UE sulla trasparenza retributiva, che mira a ridurre il divario salariale di genere. Tra le conseguenze più rilevanti, le aziende dovranno indicare la retribuzione iniziale (o una fascia salariale) negli annunci di lavoro o, in alternativa, comunicarla al candidato prima del colloquio.
A fronte di queste novità, il mercato appare impreparato: dall’analisi di un campione di annunci di lavoro pubblicati su LinkedIn da grandi imprese nel 2025 emerge che il 93% non riporta chiare indicazioni sul salario (fanno eccezione quelli di poche aziende, tra cui LIDL, Hera e Lottomatica).
A oggi il rischio più concreto è che l’obbligo normativo produca più adempimenti formali che vera trasparenza a favore dei candidati.
Il 93% degli annunci non dà dettaglio sulla retribuzione
Entro il 7 giugno 2026 l’Italia deve recepire la direttiva (UE) 2023/970, che introduce nuove regole di trasparenza retributiva con l’obiettivo di ridurre il divario salariale di genere. Tra le conseguenze più rilevanti per il mercato del lavoro, le aziende dovranno indicare la retribuzione iniziale — o una fascia salariale — negli annunci di lavoro o, in alternativa, comunicarla al candidato prima del colloquio. A poche settimane dallo scattare dell’obbligo, tuttavia, ci si chiede quante siano le aziende pronte a cambiare le loro politiche di trasparenza negli annunci. È interessante, per questa ragione, osservare lo scenario pre-riforma, e cioè quale sia l’approccio alla trasparenza salariale dominante oggi tra le imprese che operano nel nostro mercato.
Per “scattare questa fotografia” abbiamo raccolto e analizzato tutti gli annunci di lavoro pubblicati su LinkedIn in Italia da un campione di 252 aziende rilevanti del panorama nazionale. Il dataset risultante è corposo: 49.490 annunci di lavoro pubblicati nei dodici mesi del 2025.(1)
Dall’analisi emerge la prima evidenza notevole: l’85% degli annunci di lavoro analizzati non riporta alcun riferimento al salario. A questi si aggiunge un 8% di annunci in cui il riferimento alla retribuzione in teoria c’è, ma è vago al punto da non consentire di quantificare la somma che spetterebbe al lavoratore, oppure consiste in un rimando al futuro della definizione della cifra (cioè alla fase finale della selezione, per esempio “la retribuzione sarà commisurata all’esperienza del candidato”). In sostanza, quindi il 93% degli annunci oggi appare privo di dettagli chiari sulla retribuzione.

Fig.1 – Numero di annunci e percentuale sul totale per tipologia di riferimento alla retribuzione (2025). FONTE: elaborazione L’Osservatorio Talents Venture su dati Revelio Labs.
Chi sono le aziende virtuose? Un focus sul 7% di annunci “trasparenti”
Resta, dai numeri mostrati sopra, solo un 7% di annunci in cui effettivamente il salario è indicato, ed è interessante cercare di capire quali siano questi “segmenti virtuosi” del mercato del lavoro in cui è più elevata la propensione alla trasparenza salariale. Abbiamo quindi studiato l’incidenza di annunci che riportano informazioni sulla retribuzione nei diversi settori produttivi. Da questo esercizio sono emersi tre segmenti che si distinguono positivamente dagli altri:
- La grande e piccola distribuzione (settore in cui il 37% degli annunci presenti su LinkedIn fa un chiaro riferimento al salario);
- Il settore dell’energy e delle utilities (18%);
- Il settore del gaming e delle lotterie (14%).
Distribuzione, Energy e Gaming i settori più trasparenti sul salario
| Settore | Annunci con riferimento al salario | Totale annunci | % |
|---|---|---|---|
| GDO & Retail | 2.292 | 6.236 | 36,8% |
| Energy & Utilities | 632 | 3.569 | 17,7% |
| Gaming & Lotterie | 62 | 441 | 14,1% |
| Costruzioni & Infrastrutture | 123 | 1.639 | 7,5% |
| Siderurgia & Metallurgia | 1 | 26 | 3,8% |
| Banche & Finanza | 82 | 2.197 | 3,7% |
| Turismo & Hospitality | 15 | 928 | 1,6% |
| Design & Arredo | 10 | 635 | 1,6% |
| Telecomunicazioni & Media | 18 | 1.445 | 1,2% |
| Trasporti & Logistica | 12 | 1.239 | 1,0% |
| Farmaceutico & Healthcare | 20 | 2.085 | 1,0% |
| Assicurazioni | 12 | 1.578 | 0,8% |
| Moda & Lusso | 34 | 5.824 | 0,6% |
| Food & Beverage | 9 | 1.737 | 0,5% |
| Automotive & Trasporti | 5 | 1.259 | 0,4% |
| IT, Digital e Consulenza | 47 | 13.924 | 0,3% |
| Chimico & Materiali | 1 | 1.062 | 0,1% |
| Manifatturiero | 1 | 1.230 | 0,1% |
| Agricoltura | 0 | 12 | 0,0% |
| Difesa & Aerospazio | 0 | 1.661 | 0,0% |
| Healthcare & Servizi | 0 | 706 | 0,0% |
| Real Estate | 0 | 55 | 0,0% |
| Settore Pubblico | 0 | 2 | 0,0% |
Tabella 1 – Numero di annunci e percentuale sul totale per tipologia di riferimento alla retribuzione (2025). FONTE: elaborazione L’Osservatorio Talents Venture su dati Revelio Labs.
A fronte di questa evidenza viene da domandarsi quale sia la ragione per cui settori così apparentemente distanti tra loro brillino congiuntamente per trasparenza salariale. La ragione è che all’interno di questi specifici settori ci sono delle “aziende colosso” che pubblicano molti annunci di lavoro e, per larga parte di questi, presentano chiari riferimenti alla retribuzione.
Si tratta delle seguenti aziende:
- nel mondo GDO & Retail, LIDL Italia, che riporta chiari riferimenti al salario nel 63% degli annunci mappati;
- nel mondo dell’Energy, Hera SpA (78%);
- nel mondo del Gaming e delle Lotterie, Lottomatica SpA (72%);
Senza l’atteggiamento virtuoso di queste big la trasparenza salariale in questi settori scenderebbe significativamente, allineandosi a quanto accade negli altri settori analizzati.
Hera e Lottomatica in testa per trasparenza salariale negli annunci di lavoro
| Azienda | Annunci con riferimento al salario | % sul totale |
|---|---|---|
| Hera SpA | 611 | 78,1% |
| Lottomatica SpA | 55 | 72,4% |
| Sogefi Suspensions SA | 2 | 66,7% |
| EdiliziAcrobatica SpA | 113 | 63,8% |
| LIDL Italia SRL | 2.196 | 62,7% |
| Coop Alleanza 3.0 SC | 13 | 56,5% |
| Anima Holding SpA | 5 | 27,8% |
| Wind Tre SpA | 10 | 26,3% |
| F.lli De Cecco di Filippo – Fara San Martino SpA | 3 | 25,0% |
| F.I.A. – Fabbrica Italiana Lapis ed Affini SpA | 1 | 25,0% |
| Princes Retail SpA | 19 | 22,4% |
| Pfizer Inc. | 11 | 21,2% |
| Carrefour Italia SpA | 31 | 17,1% |
| RCS MediaGroup SpA | 7 | 15,2% |
| Intesa Sanpaolo SpA | 57 | 14,0% |
| Banca Sella SpA | 15 | 10,6% |
Tabella 2 – Aziende con oltre il 10% di annunci pubblicati contenente un riferimento al salario (2025). FONTE: elaborazione L’Osservatorio Talents Venture su dati Revelio Labs.
Il resto del mercato: dove trionfa l’opacità
Fino ad ora abbiamo concentrato l’analisi sui segmenti a più alta incidenza di annunci di lavoro trasparenti, ma come abbiamo visto, la trasparenza è in effetti un fenomeno residuale del mercato, e larga parte dei settori sono caratterizzati da forte opacità. Spiccano per carenza di trasparenza in questo campione quattro settori: Moda & Lusso (98% degli annunci senza alcuna informazione sulla retribuzione); Automotive & Trasporti (96%); Chimico & Materiali (95%); IT, Digital e Consulenza (95%).(2)
Il caso delle aziende del settore IT e della consulenza che appartengono al campione è forse il più notevole. Infatti, qui si realizza una singolare congiuntura: benché gli annunci di queste imprese siano poveri di informazioni relative al salario, oltre il 60% degli annunci offre informazioni sulla modalità di lavoro prevista (in larga parte ibrida, che prevede cioè l’alternanza tra giorni in ufficio e giorni in sede).
Questo caso suggerisce che queste aziende, quando attive alla caccia di talenti, ritengano la flessibilità relativa al luogo scelto da cui lavorare un vantaggio da offrire e da segnalare ai propri futuri dipendenti già in sede di reclutamento; visibilità che, invece, non viene riconosciuta al salario.

Fig.2 – Settori produttivi con almeno mille annunci, per percentuale di annunci che nella descrizione fa riferimento a flessibilità e salario (2025)
Tre domande per le imprese (e per chi le regola)
Il mercato del lavoro italiano arriva all’appuntamento con la trasparenza salariale largamente impreparato: a poche settimane dall’entrata in vigore della norma, il 93% degli annunci di lavoro pubblicati su LinkedIn non contiene chiare informazioni sul salario. Più che chiudere con una sintesi, preferiamo lasciare a chi guida le politiche di selezione e di employer branding tre domande che ci sembrano oggi rilevanti per chi pensa al rapporto tra imprese e candidati.
- Come si costruisce una trasparenza salariale che sia davvero informativa per chi cerca lavoro, e non solo formalmente conforme alla norma?
- Come possono le aziende che già oggi pubblicano il salario gestire il passaggio da una trasparenza che attrae a una trasparenza che confronta?
- Perché in settori come IT, digital e consulenza la flessibilità è già diventata una leva esplicita di attrazione, mentre il salario resta opaco?
La trasparenza salariale, come tutte le riforme di sistema, sarà giudicata non sulla data di recepimento, ma sui comportamenti che, anno dopo anno, si consolideranno nel mercato.
La prossima Nota dell’Osservatorio Talents Venture
La prossima Nota dell’Osservatorio Talents Venture
Quanto vale oggi una laurea sul mercato del lavoro?
Mancano poco al 15 luglio, Giornata mondiale delle competenze giovanili. Per l’occasione abbiamo letto gli annunci di lavoro rivolti a chi ha appena concluso l’università: i ruoli più richiesti, le competenze ormai indispensabili, i benefit più diffusi. Ne emerge una fotografia precisa di ciò che le aziende italiane chiedono (e offrono) a chi inizia oggi la propria carriera.
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Note
(1) Occorre notare che sono stati contati solo una volta gli annunci che, all’interno di un dato trimestre, erano pubblicati identici nella medesima città.
(2) Questi sono i settori con almeno 1000 annunci, di cui oltre il 95% senza alcuna informazione salariale.