Nota osservatorio-Istruzione

La parità di genere nella filiera universitaria è un obiettivo vicino o lontano?

Nell’università italiana la presenza femminile è forte tra gli studenti e il personale tecnico amministrativo, ma si riduce salendo verso i ruoli di docenza accademica e di governo: il gender gap diventa più marcato dove aumentano responsabilità e potere decisionale.

Oggi:

  • le donne sono la maggioranza tra gli studenti (57%) e tra il personale tecnico amministrativo (61%)
  • nella carriera accademica la presenza femminile si riduce: le donne sono il 43% del personale accademico, e tra i docenti ordinari sono meno di 1 su 3
  • il divario è massimo nei ruoli di vertice: solo 1 ruolo rettrale su 6 appartiene ad una donna

Dopo aver analizzato nella nota di gennaio il gender gap nelle lauree STEM, mostrando come il divario di genere sia rimasto sostanzialmente invariato nell’ultimo decennio, ampliamo ora lo sguardo all’intero sistema universitario. In vista della Giornata internazionale della donna, l’Osservatorio Talents Venture propone una lettura della parità di genere lungo la filiera universitaria, osservando quattro gruppi di persone che quotidianamente vivono gli atenei: popolazione studentesca iscritta, personale tecnico-amministrativo (PTA), il personale accademico e la governance (1).

L’obiettivo è duplice: da un lato ricostruire una fotografia aggiornata degli squilibri di genere nel sistema universitario (a.a. 2024/25) e della loro evoluzione nell’ultimo decennio accademico (a.a. 2015/16-2024/25); dall’altro, individuare gli atenei più vicini a un equilibrio di genere attraverso un indicatore sintetico costruito ad-hoc. (1)

 

Gli squilibri di genere cambiano con i ruoli

Oggi nel sistema universitario la parità di genere non viene raggiunta in nessuno dei principali gruppi che compongono l’ateneo: popolazione studentesca, personale tecnico-amministrativo, personale accademico e governance. Le dinamiche cambiano tuttavia in modo significativo a seconda del ruolo ricoperto.

 

Studenti e PTA: una prevalenza femminile, ma non uniforme

Le donne rappresentano il 57% della popolazione studentesca, ma visto più da vicino questo dato nasconde una forte eterogeneità: la prevalenza femminile è particolarmente marcata nei percorsi umanistici, mentre nelle aree STEM sono gli uomini a prevalere. I due casi più estremi si osservano nei corsi dell’area Scienze dell’educazione, dove le donne raggiungono il 93% delle persone iscritte, e nell’ICT, dove invece rappresentano solo il 17% (Tab. 1).

Aree disciplinari con più donne – Tab. 1

La quota di donne tra gli iscritti nelle aree disciplinari ISCED-F 2013, a.a. 2024/25
Area disciplinare % iscritte sul totale iscritti dell’area
Scienze dell’educazione 93%
Arti e discipline umanistiche 71%
Salute e assistenza sociale 68%
Scienze sociali, giornalismo e informazione 65%
Scienze naturali, matematica e statistica 57%
Agricoltura, silvicoltura, pesca e veterinaria 52%
Economia, amministrazione e diritto 52%
Servizi 35%
Ingegneria, industria manifatturiera e costruzioni 30%
Tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICT) 17%
Totale iscritti 57%

 

Una prevalenza femminile emerge anche tra il personale tecnico-amministrativo, dove le donne rappresentano il 61% del totale. Anche in questo caso, però, si osservano differenze significative a seconda dell’ambito di lavoro: nell’area Amministrativa ed Amministrativo-gestionale la quota femminile sale ulteriormente fino al 73%, mentre scende sotto il 40% nella Dirigenza Amministrativa e nei Servizi generali e tecnici (Tab. 2). Nel complesso, tra studenti e PTA la distanza dalla parità di genere è determinata da una sovra-rappresentazione femminile.

Le donne nel Personale Tecnico Amministrativo (PTA) delle università – Tab. 2

La quota di donne nelle aree funzionali del Personale tecnico-amministrativo (PTA), a.a. 2024/25
Area funzionale % donne sul totale PTA dell’area
Amministrativa ed Amministrativa-gestionale 73%
Biblioteche 71%
Sociosanitaria, Medico-odontoiatrica 66%
Tecnica, Tecnico-scientifica ed Elaborazione dati 40%
Dirigenza amministrativa 39%
Servizi generali e tecnici 37%
Totale PTA 61%

 

Personale accademico e governance: lo squilibrio si inverte

Lo scenario si inverte quando si considera il personale accademico e, ancor di più, la governance di ateneo. Tra il personale accademico, infatti, le donne rappresentano complessivamente il 43% del totale, e la loro presenza diminuisce progressivamente con l’avanzare della carriera. Tra il personale docente ordinario, infatti, le donne sono poco meno di 1 su 3 (29%) (Tab. 3).

Le donne nel personale accademico delle università – Tab. 3

La quota di donne nei diversi ruoli del personale accademico, a.a. 2024/25
Ruolo % iscritte sul totale iscritti dell’area
Ricercatore a tempo indeterminato 50%
Titolare di assegno di ricerca 50%
Ricercatore a tempo determinato L. 240/2010 tipo A 48%
Ricercatore a tempo determinato L. 79/2022 45%
Prof. II fascia (associato) 43%
Ricercatore a tempo determinato L. 240/2010 tipo B 42%
Prof. I fascia (ordinario) 29%
Totale personale accademico 43%

 

Anche qui emergono forti differenze disciplinari: in Ingegneria industriale dell’informazione la componente femminile rappresenta appena il 24% del totale, mentre in Scienze biologiche raggiunge il 60% (Tab.4).

Le donne nel personale accademico: le differenze tra le discipline – Tab. 4

La quota di donne del personale accademico nelle diverse aree disciplinari, a.a. 2024/25
Area disciplinare % iscritte sul totale iscritti dell’area
Scienze biologiche 60%
Scienze dell’antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche 57%
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche 53%
Scienze chimiche 51%
Scienze agrarie e veterinarie 47%
Scienze politiche e sociali 47%
Scienze mediche 44%
Ingegneria civile e Architettura 42%
Scienze giuridiche 42%
Scienze economiche e statistiche 41%
Scienze della terra 33%
Scienze matematiche e informatiche 28%
Scienze fisiche 26%
Ingegneria industriale e dell’informazione 24%
Totale personale accademico 43%

 

La disparità a favore della componente maschile assume un rilievo ancora maggiore nei ruoli di vertice dell’ateneo. Nel complesso, nella governance, composta dai principali organi di governance dell’ateneo, le donne ricoprono il 42% dei ruoli, ma di nuovo lo squilibrio aumenta all’aumentare del livello di responsabilità. Nella direzione generale la quota femminile si ferma al 28% e si riduce ulteriormente nel ruolo più apicale dell’ateneo: oggi le rettrici rappresentano solo il 18% del totale (Tab. 5).

Le donne nelle governance degli atenei – Tab. 5

La quota di donne nei ruoli di governance dell’ateneo, a.a. 2024/25
Ruolo % donne sul totale personale per ruolo
Comitato unico di garanzia 67%
Nucleo di valutazione 40%
Collegio dei revisori dei conti 37%
Senato accademico 35%
Prorettore vicario 34%
Consiglio di amministrazione 32%
Direttore generale 28%
Rettore 18%
Totale governance 42%

 

Nel complesso, nel passaggio dalla carriera accademica alla leadership di ateneo il divario di genere persiste a favore della componente maschile e raggiunge uno dei livelli più elevati dell’intero sistema universitario (Fig.1).

Fig. x.png

 

 

Dieci anni di evoluzione: tra segnali positivi e criticità persistenti

Ma il quadro che abbiamo appena descritto, come è cambiato rispetto a dieci anni fa (a.a. 2015/16)? A ben vedere, si assiste a un’evoluzione lenta e disomogenea, in cui segnali di miglioramento convivono con elementi di stagnazione o arretramento. In parole semplici: non emerge nei dati dell’ultimo decennio un cambio di passo netto verso la parità di genere. (2)

Nella popolazione studentesca, la quota di donne è rimasta sostanzialmente stabile (dal 56% al 57%) e le forti polarizzazioni tra ambiti di studio persistono e in alcuni casi si accentuano. Nell’area Scienze dell’Educazione la presenza femminile è passata dal 92% degli iscritti al 93%, mentre nell’ICT rimane sotto il 20%, nonostante un incremento di oltre 4 punti percentuali. Nel personale tecnico-amministrativo la dinamica è ancora meno favorevole al raggiungimento della parità: la quota di donne è aumentata di 3 punti percentuali (dal 58% al 61%), rafforzando una prevalenza già esistente. Tra il personale accademico, l’evoluzione nel decennio è andata verso un incremento della presenza femminile (+3 punti percentuali, dal 40% al 43%). Una evoluzione positiva che riguarda anche i soli ruoli di docenza di I fascia, per i quali la quota femminile è passata dal 22% al 29%. I progressi però non sono stati sufficienti a chiudere il divario e risultano fortemente differenziati tra le discipline. In alcuni ambiti a maggioranza femminile la quota di donne si è ulteriormente consolidata – Scienze biologiche e Scienze dell’antichità filologico-letterarie e storico-artistiche – mentre in un ambito caratterizzato da una forte minoranza femminile il divario si è ulteriormente accentuato: in Scienze matematiche e informatiche le donne sono passate dal 32% al 28% (Tab. 6).

L’evoluzione della presenza di donne nel personale accademico tra le diverse discipline – Tab. 6

L’evoluzione della quota di donne nel personale accademico per area disciplinare, a.a. 2015/16-2024/25
Area disciplinare % donne sul totale personale Saldo
(diff. in p.p.)
2015/16 2024/25
Scienze matematiche e informatiche 32% 28% -4
Scienze della terra 33% 33% 0
Scienze economiche e statistiche 39% 41% 2
Scienze fisiche 24% 26% 2
Scienze dell’antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche 55% 57% 2
Scienze chimiche 48% 51% 3
Scienze biologiche 56% 60% 4
Scienze mediche 40% 44% 4
Scienze giuridiche 38% 42% 4
Ingegneria industriale e dell’informazione 20% 24% 4
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche 48% 53% 5
Scienze agrarie e veterinarie 42% 47% 5
Scienze politiche e sociali 42% 47% 5
Ingegneria civile e Architettura 34% 42% 8
Totale personale accademico 40% 43% 3

 

Nel complesso, i dati raccontano una filiera ancora sbilanciata: le donne sono centrali nell’università “che studia e lavora”, ma restano più rare nell’università “che insegna e decide” e le evoluzioni dell’ultimo decennio non hanno modificato in modo strutturale gli squilibri presenti e non sempre sono andate verso una convergenza alla parità.

Un indice per confrontare gli atenei: chi è più vicino alla parità?

Per sintetizzare e confrontare la parità di genere tra atenei, abbiamo costruito un indice di parità di genere (0-100) basato sulla distanza dall’equilibrio 50/50 nei quattro gruppi analizzati. Lo score valuta in modo simmetrico gli squilibri: una sovra-rappresentazione femminile è considerata distante dalla parità quanto una sovra-rappresentazione maschile di pari entità. Più lo score si avvicina a 100, più l’ateneo è vicino a un equilibrio perfetto di genere lungo l’intera filiera (1).

Nel complesso, lo score medio dei 92 atenei analizzati è pari a 79, e 48 università eguagliano o superano l’80 (Fig. 2).

 

La fascia di eccellenza risulta ancora limitata: solo due atenei superano quota 90, l’Università degli Studi di Messina (91) e l’Università Napoli Parthenope (90). Analizzando l’indice per dimensione degli atenei emergono con frequenza, ai vertici delle classifiche, atenei del Sud Italia (Tab. 7). Tra gli atenei piccoli (sotto i 10.000 iscritti) il podio è composto da Sannio, Bra Scienze Gastronomiche e Tuscia. Nella fascia degli atenei medi guidano la classifica l’Università Napoli Parthenope, seguita da Salento e Foggia. Nei grandi atenei (20.000 – 59.999 iscritti), invece, troviamo in testa proprio Messina, seguita da Salerno e dalla telematica UNICUSANO. Infine, tra i mega atenei, in testa si colloca l’Università di Napoli Federico II, seguita da Padova e Milano.

Gli atenei più vicini alla parità – Tab. 7

Primi tre atenei per score di parità, a.a. 2024/25

Ateneo Score % donne iscritti % donne PTA % donne docenti e ricercatori % donne governance
Atenei piccoli (meno di 10.000 iscritti)
Sannio 89 48% 52% 43% 39%
Bra 89 50% 58% 50% 35%
Tuscia 88 50% 59% 43% 42%
Atenei medi (10.000 – 19.999 iscritti)
N. Parthenope 90 42% 46% 45% 55%
Salento 89 63% 49% 45% 47%
Foggia 88 65% 56% 50% 48%
Grandi atenei (20.000 – 59.999 iscritti)
Messina 91 62% 50% 47% 47%
Salerno 87 56% 52% 46% 36%
UNICUSANO 87 55% 52% 38% 42%
Mega atenei (oltre i 60.000 iscritti)
N. Federico II 89 56% 49% 46% 39%
Padova 85 55% 65% 41% 51%
Milano 83 58% 64% 47% 59%

 

Una fotografia chiara: la sfida è soprattutto nella leadership

Nel complesso, la parità di genere lungo la filiera universitaria resta un obiettivo ancora da raggiungere. Tra la popolazione studentesca e il personale tecnico-amministrativo lo squilibrio è legato a una prevalenza femminile, mentre nella carriera accademica e nei ruoli di governo il divario si inverte a favore della componente maschile. Il fatto che alcuni atenei risultino più vicini all’equilibrio indica che la riduzione del divario è una traiettoria possibile. La sfida, per ciascun ateneo, è individuare i punti in cui il divario si apre e intervenire in modo mirato sulle transizioni di carriera, definendo obiettivi chiari e risultati monitorabili.

Sostenibilità: è ancora una priorità?

Tra nuovi corsi e competenze richieste dal mercato del lavoro: quanto è ancora centrale oggi il tema
della sostenibilità nell’offerta formativa degli atenei e nei profili professionali ricercati dalle aziende?

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Fonte: Le analisi relative al sistema universitario italiano sono elaborazioni dell’Osservatorio Talents Venture su dati del MUR. I dati sugli iscritti sono aggiornati al 5 dicembre 2025, mentre quelli relativi ai docenti, al personale tecnico-amministrativo (PTA) e alla governance sono aggiornati al 23 ottobre 2025.
1) Nota metodologica. Una premessa prima di iniziare: siamo consapevoli dei limiti di sintesi propri di questo indicatore, che non esaurisce la complessità del tema; l’obiettivo è offrire uno strumento semplice e comparabile per costruire una prima fotografia orientativa, utile ad avviare analisi più approfondite. Lo score di parità di genere (0–100) misura la distanza dall’equilibrio 50/50 tra donne e uomini nei gruppi considerati: iscritti, PTA, docenti e ricercatori e governance. Per ciascun gruppo, l’indice calcola lo scostamento della quota di genere dal 50%: uno sbilanciamento a favore delle donne è considerato distante dalla parità quanto uno sbilanciamento equivalente a favore degli uomini (es. 60% donne e 40% donne hanno la stessa distanza dalla parità). Lo score complessivo è ricavato dalla media delle distanze osservate nei gruppi e trasformato in un indicatore su scala 0–100. Per garantire la comparabilità tra atenei sono esclusi dottorandi e specializzandi, non presenti in modo uniforme in tutte le università. Il PTA comprende personale a tempo determinato e indeterminato; il personale accademico include i docenti ordinari e associati, i ricercatori e i titolari di assegni di ricerca. La governance, invece, comprende i principali organi di governance dell’ateneo: Rettore, Prorettore vicario, Direttore generale, Senato accademico, Consiglio di amministrazione, Collegio dei revisori dei conti, Nucleo di valutazione, Comitato unico di garanzia.
2) Per la governance, il dato sul gender gap è disponibile a partire dal 2023; non è quindi possibile effettuare un’analisi dell’evoluzione nel decennio.

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