L’utilità delle lauree umanistiche

By: Paolo0 comments

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Ultimamente, una delle keywords più cercate dai laureati umanistici su Google è “lauree umanistiche utili”.

Effettivamente, sta avendo notevole diffusione all’interno del sentire comune la tesi per cui non è vero che le lauree umanistiche siano utili, e ciò per via del fatto (presunto) che questi corsi di laurea non siano in grado di supportare adeguatamente gli studenti ad entrare nel mercato del lavoro… ma sarà davvero così?

Abbiamo già trattato con Talents Venture dell’importanza delle lauree umanistiche nel libro Dall’Università al Lavoro 2,  dove abbiamo parlato di opportunità occupazionali di ogni corso di laurea.. e ne abbiamo parlato anche nel nuovo studio La Rinascita delle Lauree Umanistiche

Ecco cosa abbiamo scoperto!

 

In quali atenei sono più popolari discipline umanistiche?

Nell’anno accademico 2017/2018, quasi 122.000 iscritti frequentavano un corso ALPH (Art, Literature, Philosophy and History). È il valore più alto degli ultimi cinque anni. In un contesto educativo ed occupazionale che diventa sempre più complesso, a trainare la ripresa dei corsi di laurea a vocazione umanistica c’è il corso di laurea magistrale in Antropologia (+22,6% di iscritti negli ultimi tre anni).

Volendo considerare gli atenei che accolgono il maggior gruppo di iscritti nei corsi di laurea ALPH, in cima alla classifica troviamo l’Università degli studi di Bologna, dove sono iscritti oltre il 10% del totale degli studenti ALPH. A condividere le prime cinque posizioni con l’ateneo bolognese, ci sono poi “La Sapienza” di Roma, la “Statale” di Milano, la “Federico II” di Napoli e la “Statale” di Torino. Complessivamente queste 5 università raccolgono più del 38% del totale degli iscritti ai corsi di laurea ALPH in tutta Italia.

Osservando invece le università che hanno incrementato più il loro numero di iscritti relativamente a queste discipline, tra le pubbliche che negli ultimi 5 anni hanno fatto registrare le migliori performances troviamo Teramo (+218%) e Ferrara (84%). In particolare, l’Università degli Studi di Teramo ha ripreso a crescere negli ultimi anni, dopo aver dismesso quasi del tutto i loro corsi di laurea umanistici.

 

Più donne o uomini?

Se le facoltà scientifiche sono frequentate in maggioranza da ragazzi (fatto 100 il numero di iscritti alle facoltà STEM, le donne rappresentano solamente il 36%) per le facoltà umanistiche è il contrario: fatto 100 il numero di iscritti alle facoltà ALPH, le donne ne rappresentano il 65%.

Cambiando prospettiva e base di riferimento, fatto 100 il numero di ragazze iscritte all’università, l’8,4% frequenta un corso ALPH (era il 17,7% per i corsi STEM). Per quanto riguarda invece gli uomini, fatto 100 il numero di ragazzi iscritti all’università il 5,5% frequenta un corso ALPH (era il 38,9% per i corsi STEM – leggi lo studio).

 

Chi cercano le imprese?

Guardando esclusivamente al settore privato (escludendo quindi quello pubblico) per ragioni connesse alla disponibilità dei dati, secondo il Sistema informativo Excelsior – realizzato da Unioncamere in collaborazione con Anpal – nel 2018 le imprese private prevedevano di inserire all’interno delle proprie strutture oltre 10 mila laureati provenienti dal gruppo Letterario, filosofico, storico e artistico (il 2% di tutti i laureati cercati in Italia). Senza voler paragonare due percorsi di laurea differenti, tuttavia appare opportuno – per dare un’idea più circostanziata – confrontare questo dato con il numero di laureati in Ingegneria richiesti dalle aziende nello stesso arco temporale, pari ad oltre 127 mila (il 23% di tutti i laureati cercati in Italia).

Le entrate previste per i laureati ALPH si concentrano per il 50% in Lombardia, Lazio e Piemonte.

 

Prospettive occupazionali… differenziate!

Prendendo a riferimento i corsi di laurea magistrale, ad un anno dal completamento degli studi, il tasso di occupazione medio dei corsi rientranti nel gruppo Letterario, filosofico, storico e artistico era pari al 60%, con una retribuzione media di 837 €.

Tuttavia, si registra forte eterogeneità tra i diversi codici di laurea e gli atenei. Secondo le rielaborazioni dell’Osservatorio Talents Venture sui dati, ci sono dei corsi di laurea come Scienze delle religioni, Musicologia e beni musicali e Antropologia culturale ed etnologia che fanno registrare dei risultati ben oltre la media, sia guardando al tasso di occupazione sia considerando la retribuzione mensile netta.

I risultati sono estremamente variabili anche guardando ai singoli atenei. Ci sono infatti università in cui il tasso di occupazione dei corsi ALPH ad un anno dalla laurea è superiore al 70%, in linea addirittura con alcuni corsi di laurea STEM come ad esempio Scienze chimiche o con la laurea in Scienze economico-aziendali, generalmente ritenuta una laurea utile a collocarsi sul mercato del lavoro.

 

Per concludere

I risultati dello studio confermano dunque che, da parte dei datori di lavoro, è estremamente apprezzata nei lavoratori la capacità di approcciarsi a un problema “pensando fuori dagli schemi” e ricercando soluzioni a cui nessuno aveva pensato, promuovendo efficacemente proprie iniziative e senza il bisogno di ricevere continuamente stimoli dai propri superiori. Queste capacità possono effettivamente essere sviluppate grazie a percorsi umanistici… tuttavia per aumentare le proprie chances di trovare effettivamente una occupazione, potrebbe essere molto utile unire a percorsi umanistici anche un percorso formativo in altri ambiti.

 

Trovi lo studio completo qui La Rinascita delle Lauree Umanistiche e, se se vuoi scoprire di più sulle opportunità occupazionali, le professioni del futuro e le competenze più richieste dalle aziende ai laureati in discipline umanistiche… trovi tutto in Dall’Università al Lavoro 2.

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