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Siamo i terapeuti d’Europa: una scelta o un effetto collaterale?

In vista della Giornata mondiale della salute mentale del 10 ottobre, in questa nota guardiamo alla formazione delle competenze in ambito psicologico: quanti psicologi l’Italia sta preparando, dove si iscrivono, che cosa studiano e come ci collochiamo rispetto all’Europa.

 

Ne esce una disciplina che in dieci anni ha quasi raddoppiato la propria domanda in ingresso, un’offerta pubblica che non è riuscita ad assorbirla e un Paese che forma più psicologi di qualsiasi altro nell’Unione Europea. Quattro dati che vale la pena anticipare.

 

  • Tra l’a.a. 2015/2016 e l’a.a. 2024/2025 gli iscritti al primo anno ai corsi del gruppo psicologico sono passati da 123 a 34.384 (+90%), contro il +39% dell’intero sistema universitario.
  • Le telematiche spiegano da sole quasi due terzi di questa crescita: raccolgono oggi il 36% degli iscritti al primo anno in psicologia contro il 13% di dieci anni fa, e le prime tre università italiane per iscritti sono tutte telematiche.
  • Il motivo è anche nelle regole di accesso: delle 43 lauree triennali in psicologia offerte dalle università statali, 42 hanno un test di ingresso, mentre nessuno dei 14 corsi telematici (triennali e magistrali) ne prevede uno.

 

In Europa nessun Paese forma più psicologi dell’Italia: più di un laureato in psicologia su cinque dell’Unione è formato in Italia (il 22%, contro il 13% che l’Italia pesa sul totale dei laureati europei). Nello stesso anno siamo però l’ultimo Paese dell’Unione per laureati in informatica in rapporto agli abitanti.

 

 

Gli ospiti del mese

La nota di questo mese ospita i commenti ai nostri dati dei Rettori Giovanni Cannata e Massimiliano Marianelli. I loro contributi completi si trovano in fondo alla Nota.

“In molti casi, gli studenti dei corsi di laurea in psicologia sono già professionisti dell’intervento sociale o operano negli ambiti delle risorse umane del counseling.”

Rettore Giovanni Cannata, Università Mercatorum

“Crediamo inoltre che il benessere psicologico non sia un valore aggiunto, ma la base su cui costruire una vita piena e autentica”

Rettore Massimiliano Marianelli, Università di Perugia

 

 

 

Chi sceglie psicologia, e in quali università si iscrive

In dieci anni gli iscritti quasi raddoppiano

Nell’a.a. 2024/2025 gli iscritti al primo anno ai corsi del gruppo psicologico sono 34.384, contro i 18.123 dell’a.a. 2015/2016. In dieci anni la domanda in ingresso è cresciuta del 90%, mentre l’intero sistema universitario italiano si è fermato al 39%.

 

Nel confronto con gli altri gruppi disciplinari, psicologia si colloca al 4° posto (su 15) per crescita relativa. Davanti ci sono scienze motorie e sportive (+154%), informatica e tecnologie ICT (+105%) e, per pochi decimi, educazione e formazione (+90%).

 

La classifica per crescita relativa però premia i gruppi piccoli. Informatica è seconda con una crescita del 105%, ma in valore assoluto guadagna 8.549 iscritti e scende al decimo posto nella classifica di crescita assoluta, che vede Psicologia in quinta posizione (+16.261 iscritti al 1° anno), dietro a ingegneria industriale, medico-sanitario, economico ed educazione. È uno dei pochi gruppi a stare nella parte alta di entrambe le classifiche. Il risultato è che psicologia oggi pesa il 5,7% degli iscritti al primo anno in Italia, contro il 4,2% di dieci anni fa.

 

Dentro questa crescita complessiva, però, le tre classi di laurea del gruppo non si sono mosse allo stesso modo. La triennale L-24 in Scienze e tecniche psicologiche è passata da 10.619 a 21.436 iscritti al primo anno: con una crescita del 102%, la classe è raddoppiata. La magistrale LM-51 in Psicologia è cresciuta da 7.360 a 12.568, cioè del 71%. La LM-55 in Scienze cognitive, un percorso di confine tra psicologia, filosofia, linguistica e neuroscienze, resta una nicchia: 380 iscritti al primo anno, poco più dell’1% del gruppo, distribuiti su soli cinque atenei (Fig. 1).

 

Il divario tra triennale e magistrale non è un effetto delle telematiche. Anche escludendole, la L-24 cresce del 42% e la LM-51 del 31%.

 

 

Fig.
Figura 1. Evoluzione degli iscritti al primo anno nel gruppo Psicologico per classe di laurea (a.a. 2015/16-2024/25).

 

Tolte le telematiche, la crescita crolla

Il +90% racconta però solo metà della storia. Se escludiamo gli atenei telematici e ricalcoliamo la classifica per tutti i gruppi disciplinari, la crescita di psicologia scende al +39%: da 15.767 a 21.839 iscritti al primo anno. Il gruppo perde una posizioni e finisce quinto, superato da medico-sanitario e farmaceutico.

 

Resta una crescita robusta, quasi doppia rispetto al +23% del sistema al netto delle telematiche. Ma il divario tra le due letture dice dove è successo davvero qualcosa.

 

I numeri per tipologia di ateneo lo mostrano senza margini di interpretazione. Gli iscritti al primo anno crescono del 36% nelle statali (da 13.636 a 18.562), del 54% nelle non statali tradizionali (da 2.131 a 3.277) e del 432% nelle telematiche (da 2.356 a 12.545) (Fig. 2). Le telematiche da sole aggiungono 10.189 iscritti sui 16.261 complessivi: quasi due terzi di tutta la crescita di psicologia in Italia.

 

Fig.
Figura 2. Andamento della crescita degli iscritti al 1° anno al gruppo Psicologico per tipologia di ateneo

 

Le telematiche pesano in modo diverso sulle due classi: raccolgono il 40% degli iscritti al primo anno della L-24 e il 31% di quelli della LM-51. In entrambi i casi la loro quota è più che raddoppiata rispetto a dieci anni fa, quando era rispettivamente del 15% e dell’11%.

 

Il cambiamento più evidente riguarda il peso delle università statali nei corsi triennali. Nell’a.a. 2015/2016, il 73% degli iscritti al primo anno della L-24 studiava in un ateneo statale; nell’a.a. 2024/2025 questa quota è scesa al 52%, nonostante siano passate da 7.745 a 11.047 iscritti (+43%). Nello stesso periodo, però, le telematiche sono cresciute molto di più, da 1.552 a 8.594 iscritti (+454%), arrivando a raccogliere il 40% degli iscritti al primo anno, contro il 15% di partenza. Una dinamica simile si osserva nelle lauree magistrali: la quota delle statali tra gli iscritti al primo anno di LM-51 e LM-55 scende dal 79% al 58%, mentre quella delle telematiche sale dall’11% al 31%. In questo caso, però, le telematiche sono presenti solo nella classe LM-51.

 

 

Un iscritto su tre studia online e le prime tre università per iscritti sono telematiche

Nell’a.a. 2024/2025 le telematiche raccolgono il 36% degli iscritti al primo anno in psicologia, contro il 13% di dieci anni fa.

 

Il confronto con il resto del sistema dà la misura del fenomeno. Sul totale degli iscritti al primo anno in Italia le telematiche pesano il 15%: psicologia è quindi due volte e mezzo “più telematizzata” della media nazionale. Tra i quindici gruppi disciplinari, solo scienze motorie e sportive fa di più, con il 51% e a psicologia segue educazione e formazione con il 30% (Fig. 3).

 

Fig.
Figura 3. Gruppi disciplinari per quota di iscritti al 1° anno ad atenei telematici (a.a. 2024/25)

 

Guardando alla classifica degli atenei con più iscritti al primo anno in psicologia, nell’a.a. 2024/2025 le prime tre posizioni sono occupate da atenei telematici: Mercatorum con 3.932 iscritti al primo anno, e-Campus con 2.794 e Marconi con 2.621. Solo al quarto posto compare una statale, Padova, con 2.272 (Tab. 1).

 

Dieci anni fa la fotografia era rovesciata. Padova guidava con 1.730 iscritti, seguita da Sapienza (1.085) e Torino (1.015); l’unica telematica in classifica era Unicusano, allora al quarto posto. Oggi tra i primi dieci atenei, cinque sono telematici.

 

Primi 10 atenei per numero di iscritti al 1° anno nel gruppo Psicologico (a.a. 2024/25) Primi 10 atenei per numero di iscritti al 1° anno nel gruppo Psicologico (a.a. 2015/16)
Ateneo N. iscritti al 1° anno Ateneo N. iscritti al 1° anno
Roma Mercatorum 3.932 Padova 1.730
Novedrate e-Campus 2.794 Roma La Sapienza 1.085
Roma Marconi 2.621 Torino 1.015
Padova 2.272 Roma UNICUSANO 989
Perugia 1.604 Milano Bicocca 912
Roma UNICUSANO 1.583 Chieti e Pescara 862
Roma La Sapienza 1.382 Firenze 830
Milano Cattolica 1.200 Milano Cattolica 741
Roma UNINETTUNO 1.181 Napoli Vanvitelli 543
Milano Bicocca 983 Padova 540
Tabella 1. Primi dieci atenei per numero di iscritti al 1° anno nel gruppo Psicologico (a.a. 2024/25 e 2015/16). In evidenza gli atenei telematici.
Fonte: elaborazione L’Osservatorio Talents Venture su dati MUR

 

 

Il dato più netto riguarda la concentrazione. Mercatorum, e-Campus e Marconi da soli raccolgono 9.347 iscritti al primo anno, il 27% di tutta la psicologia italiana; Mercatorum, che nell’a.a. 2015/2016 non aveva un solo iscritto in psicologia, oggi ne ha più di Padova e Sapienza messe insieme. Qui mostriamo un grafico interattivo con l’andamento degli iscritti al 1° anno al gruppo Psicologico nei primi dieci atenei.

 

 

 

Sulla triennale le telematiche guadagnano terreno

Sulla L-24 la classifica per iscritti al primo anno è dominata dagli atenei online. Mercatorum guida con 3.174 iscritti, seguita da e-Campus (1.845) e Marconi (1.732). Il primo ateneo tradizionale è Perugia, quarto con 1.226, davanti a Padova (1.055) (Tab. 2). Delle prime dieci posizioni, la metà sono occupate da atenei telematici.

 

 

Primi 10 atenei per numero di iscritti al 1° anno alla L-24 Scienze e tecniche psicologiche (a.a. 2024/25) Primi 10 atenei per numero di iscritti al 1° anno alla L-24 Scienze e tecniche psicologiche (a.a. 2015/16)
Ateneo N. iscritti al 1° anno Ateneo N. iscritti al 1° anno
Roma Mercatorum 3.174 Padova 904
Novedrate e-Campus 1.845 Roma UNICUSANO 611
Roma Marconi 1.732 Firenze 521
Perugia 1.226 Chieti e Pescara 512
Padova 1.055 Roma La Sapienza 492
Roma UNINETTUNO 886 Milano Bicocca 469
Milano Cattolica 698 Milano Cattolica 404
Roma UNICUSANO 680 Novedrate e-Campus 402
Chieti e Pescara 581 Torino 381
Roma La Sapienza 513 Perugia 364
Tabella 2. Primi dieci atenei per numero di iscritti al 1° anno nella classe L-24 Scienze e tecniche psicologiche (a.a. 2024/25 e 2015/16). In evidenza gli atenei telematici.
Fonte: elaborazione L’Osservatorio Talents Venture su dati MUR

 

 

La classifica per crescita assoluta racconta la stessa cosa in modo più netto. Mercatorum guadagna 3.174 iscritti partendo da zero, Marconi 1.498, e-Campus 1.443. Al quarto posto c’è di nuovo Perugia con +862 iscritti al primo anno, l’unico ateneo non telematico tra i primi cinque. Complessivamente le telematiche spiegano il 65% della crescita della triennale.

All’estremo opposto ci sono atenei che nel decennio perdono iscritti sulla triennale: Enna Kore (-46%), Genova (-34%), Bergamo (-30%) e i più contenuti Modena e Reggio Emilia (-13%) e Firenze (-7%). E ci sono atenei sostanzialmente immobili in un decennio in cui la classe è raddoppiata: Torino (+1%), Bari (+0,4%), Urbino e Pisa (invariati), e Bicocca e Napoli Benincasa (+2%), e Sapienza (+4%).

 

La magistrale: qui le statali reggono, e Padova è prima in Italia

Sulla LM-51 il quadro cambia leggermente. Il primo ateneo italiano per iscritti al primo anno è Padova, con 1.217, davanti a e-Campus (949), Unicusano (903) e Marconi (889). La Sapienza è quinta con 819. Nelle prime dieci posizioni gli atenei tradizionali sono sei (Tab. 3).

Anche sulla crescita assoluta le telematiche restano davanti, ma con meno margine: e-Campus (+852), Mercatorum (+758), Marconi (+646) e Unicusano (+525) precedono Padova (+391) e Perugia (+349). Sulla magistrale le telematiche spiegano il 60% della crescita, contro il 65% della triennale.

Anche qui, però, ci sono arretramenti importanti tra le statali. Il caso più marcato è L’Aquila, che passa da 302 a 105 iscritti al primo anno (-65%); seguono Genova (-30%), Bergamo (-23%), Napoli Vanvitelli (-16e Torino (-13%), che dieci anni fa era il secondo ateneo d’Italia per iscritti alla magistrale in psicologia ed ora è scesa al settimo posto.

 

 

Primi 10 atenei per numero di iscritti al 1° anno alla LM-51 Psicologia (a.a. 2024/25) Primi 10 atenei per numero di iscritti al 1° anno alla L-LM-51 Psicologia (a.a. 2015/16)
Ateneo N. iscritti al 1° anno Ateneo N. iscritti al 1° anno
Padova 1.217 Padova 826
Novedrate e-Campus 949 Torino 634
Roma UNICUSANO 903 Roma La Sapienza 593
Roma Marconi 889 Milano Bicocca 443
Roma La Sapienza 819 Roma UNICUSANO 378
Roma Mercatorum 758 Chieti e Pescara 350
Torino 551 Milano Cattolica 337
Milano Bicocca 505 Firenze 309
Milano Cattolica 502 L’Aquila 302
Roma LUMSA 413 Napoli Vanvitelli 299
Tabella 3. Primi dieci atenei per numero di iscritti al 1° anno nella classe LM-51 Psicologia (a.a. 2024/25 e 2015/16). In evidenza gli atenei telematici.
Fonte: elaborazione L’Osservatorio Talents Venture su dati MUR

 

 

Quanti corsi di psicologia offre il sistema, e come ci si entra

Il terzultimo gruppo per numero di corsi, il terzo per affollamento

L’offerta formativa in psicologia è tra le più ridotte del sistema universitario italiano. Nell’a.a. 2024/2025 i corsi del gruppo psicologico sono 159, contro i 118 di dieci anni fa: +35%, il quarto tasso di crescita più alto tra tutti i gruppi disciplinari, dietro a informatica (+81%), giuridico (+45%) e scienze motorie (+38%).

 

La crescita però non ha cambiato la posizione per numero assoluto di corsi offerti. Il gruppo psicologico era il terzultimo per numero di corsi nell’a.a. 2015/2016 e lo è ancora oggi, davanti soltanto a scienze motorie (88 corsi) e informatica (150). Per dare la scala del confronto, il gruppo medico-sanitario e farmaceutico ne conta 1.105 e quello scientifico 881.

 

Il risultato è che i corsi di psicologia sono tra i più affollati d’Italia. Nell’a.a. 2024/2025 ogni corso del gruppo raccoglie in media 216 iscritti al primo anno, contro i 154 di dieci anni fa. Solo scienze motorie (275) ed educazione e formazione (223) hanno classi più numerose.

 

Questo affollamento non è un effetto ottico prodotto dalle telematiche. Se le escludiamo, psicologia resta al quarto posto con 151 iscritti al primo anno per corso, dietro a educazione e formazione (166) e giuridico (163), e appaiata a scienze motorie (151). La psicologia italiana è quindi strutturalmente un gruppo con pochi corsi che ospitano molti studenti.

 

 

Le statali aggiungono corsi, le telematiche riempiono quelli che hanno

Il confronto tra le tipologie di ateneo mostra due modi opposti di rispondere alla stessa domanda in crescita.

 

Le università statali hanno aperto 31 corsi in dieci anni, passando da 91 a 122: è la crescita più consistente in valore assoluto tra le tre tipologie di atenei. Il numero medio di iscritti al primo anno per corso è però rimasto praticamente invariato, da 150 a 152 (+2%). Le statali hanno accolto quasi 5.000 iscritti in più moltiplicando i corsi, non ingrandendoli.

 

Le università telematiche hanno fatto l’opposto. Hanno aggiunto cinque corsi, passando da 9 a 14, e dentro i corsi (nuovi e già esistenti) hanno fatto entrare 10.189 iscritti in più. Il numero medio di iscritti al primo anno per corso è passato da 262 a 896 (+242%). Oggi un corso di psicologia erogato da una telematica accoglie in media quasi sei volte gli iscritti al primo anno di un corso statale (Fig. 4). Questo spiega perché il rapporto iscritti/corsi del gruppo psicologico, che al netto delle telematiche è cresciuto appena del 4% in dieci anni, arriva al +41% quando le includiamo.

 

 

Fig.
Figura 4. Evoluzione degli iscritti al 1° anno medi ai corsi del gruppo Psicologico per tipologia di ateneo (a.a. 2024/25).

 

 

Più corsi magistrali che triennali, e la domanda sta dall’altra parte

Dentro i 159 corsi del gruppo psicologico c’è un’asimmetria che vale la pena isolare. Le lauree triennali in L-24 Scienze e tecniche psicologiche sono 59, le magistrali in LM-51 Psicologia 92. In Italia esistono quindi una volta e mezza più corsi magistrali che triennali. Gli iscritti al primo anno, però, stanno dalla parte opposta: 21.436 sulla triennale contro 12.568 sulla magistrale LM-51.

 

Ne consegue che un corso triennale accoglie in media 363 iscritti al primo anno, uno nella LM-51 137: due volte e mezzo tanto. Il divario si allarga ulteriormente guardando alle sole università statali, dove la triennale media ne raccoglie 257 e la LM-51 99. Il sistema, in altre parole, ha moltiplicato l’offerta nel punto in cui la domanda è minore e l’ha tenuta stretta dove la domanda preme. Abbiamo volutamente escluso da questa analisi la LM-55 poiché offerta solo da atenei statali.

 

Le regole di accesso spiegano una parte della domanda

Resta da capire perché la domanda si sia spostata così nettamente verso gli atenei online. Una parte importante della spiegazione sta nelle regole di accesso.

 

Nell’a.a. 2024/2025 il gruppo psicologico conta 159 corsi. Tutti e 14 quelli erogati dalle telematiche sono ad accesso libero. Nelle università statali la proporzione si rovescia: su 122 corsi, 103 sono a numero programmato locale, l’84%. Le non statali tradizionali stanno nel mezzo, con il 57% dei corsi sotto selezione.

 

Il punto più stretto è la porta d’ingresso. Le università statali offrono 43 corsi di laurea triennale in L-24 Scienze e tecniche psicologiche: 42 sono a numero programmato. In tutta Italia esiste un solo corso di una statale a cui ci si può iscrivere senza superare una selezione, ed è erogato da Perugia.

 

Messi in fila, i tre segmenti disegnano una progressione ordinata. Le statali hanno il 16% dei corsi ad accesso libero e sono cresciute del 36%; le non statali tradizionali il 43% e sono cresciute del 54%; le telematiche il 100% e sono cresciute del 432%. Tre osservazioni non bastano a dimostrare un nesso, e i dati pubblici non ci dicono quanti candidati vengano respinti ogni anno dai test. Ma la direzione è quella, e non è debole.

 

Un caso singolo permette di mettere alla prova questa lettura. Nella classifica degli atenei per crescita assoluta degli iscritti al primo anno, dietro alle tre telematiche di testa, al quarto posto c’è Perugia, che passa da 393 a 1.604 iscritti in dieci anni: un aumento di 1.211 ingressi (+308%), oltre otto volte la media delle statali. Tra gli atenei con crescita assoluta più alta degli iscritti al primo anno alla triennale in psicologia, è l’unico ateneo non telematico, ed è anche l’unica università statale italiana che offre la triennale in L-24 Scienze e tecniche psicologiche senza selezione in ingresso.

 

Il 71% della crescita di Perugia è concentrato proprio sulla triennale, il corso ad accesso libero, che passa da 364 a 1.226 iscritti al primo anno: una crescita assoluta superiore a quella di quattro delle sette triennali telematiche attive in Italia, e con un rapporto di iscritti per corso pari alla media delle classi triennali nelle telematiche (1.228) (Fig. 5).

 

Fig.
Figura 5. Iscritti medi per corso nella L-24 negli atenei telematici, statali, non statali e a Perugia (a.a. 2024/25)

 

 

Quanti psicologi forma l’Italia rispetto all’Europa

Nessun Paese in Europa forma più psicologi dell’Italia

Guardando ai dati europei, nel 2024 le università italiane hanno laureato 25.732 persone in psicologia (su un totale di 525.083): è il numero più alto d’Europa. Al secondo posto c’è la Germania con 19.805 laureati, seguita dalla Spagna con 14.708.

 

Il primato in valore assoluto potrebbe dipendere semplicemente dalle dimensioni del sistema universitario, ma i dati relativi dicono che non è così.

 

Nel 2024 i laureati in psicologia sono stati il 4,9% di tutti i laureati italiani, contro una media UE-27 del 3%. Sopra l’Italia ci sono soltanto tre Paesi: Cipro (6,9%), Paesi Bassi (5,6%) e Lussemburgo (5,2%). Di questi, però, due hanno sistemi universitari di dimensioni ridottissime, e l’unico confrontabile con il nostro sono i Paesi Bassi, che laureano 10.152 psicologi su un totale di 181.687 laureati.

Il dato che chiude il ragionamento è il peso dell’Italia sul totale europeo. Su tutti i laureati europei in psicologia, uno su cinque consegue il titolo in Italia (22%) (Fig. 6). Ma sul totale dei laureati europei di qualsiasi disciplina l’Italia pesa il 13%. Formiamo quindi una quota di psicologi europei sensibilmente superiore al nostro peso nel sistema universitario continentale.La Germania è il secondo Paese che contribuisce più psicologi all’Unione, formando il 17% degli psicologi europei e pesando il 15% sul totale dei laureati; la Spagna ne forma il 13% contro un peso del 10% sui laureati totali. Lo scarto tra il peso sui laureati in psicologia e quello sui laureati totali di questi Paesi è di qualche punto percentuale: in Italia, però, i laureati in psicologia pesano nove punti percentuali in più rispetto ai laureati totali.

 

 

Fig.
Figura 6. Paesi UE per quota di laureati in psicologia sul totale dei laureati nell’ambito nell’Unione Europea a 27 Paesi (2024)

 

Tra il 2015 e il 2024 i laureati italiani in psicologia sono passati da 14.363 a 25.732: una crescita del 79%, superiore a quella dell’Unione Europea che si ferma a 67%.

 

Un solo Paese con un bacino di laureati in psicologia comparabile ha corso più veloce: la Germania, che ha visto un aumento delle lauree nell’ambito del 94%. Il confronto in valore assoluto va però nella direzione opposta, poiché l’Italia ha aggiunto 11.369 laureati, la Germania 9.596. Il distacco tra i due Paesi europei, che dieci anni fa era di circa 4.100 laureati, oggi supera i 5.900, aumentando la distanza dell’Italia, che ha mantenuto ed ampliato il primato rispetto ai cugini tedeschi.

 

 

Rapportato agli abitanti, il primato italiano si allarga

I valori assoluti dicono quanti psicologi un Paese forma, ma non la loro quota sul bacino potenziale. Un sistema universitario grande produce molti laureati in ogni disciplina, e confrontare l’Italia con Malta o con la Germania senza tenere conto di quante persone ci vivono significa misurare la taglia del Paese più che le sue scelte formative. Il rapporto con la popolazione residente serve esattamente a questo: neutralizzare le dimensioni e isolare quanto un Paese investe su una disciplina.

 

Su questa misura l’Italia resta nella parte alta della classifica europea. Nel 2024 ha laureato 43,65 persone in psicologia ogni 100.000 residenti, contro una media UE-27 di 25,98: il 68% in più. Solo due Paesi con dati disponibili fanno meglio, e sono Cipro (86,39) e Paesi Bassi (56,42) (Fig. 7). Sono gli stessi due Paesi che ci precedevano nella quota di laureati in psicologia sul totale dei laureati, e valgono la stessa cautela: Cipro ha un sistema universitario di dimensioni ridottissime, e l’unico confronto realmente comparabile è con i Paesi Bassi.

 

Il dato che chiude il capitolo riguarda però la Germania. È il secondo Paese europeo per numero assoluto di laureati in psicologia, con 19.805, ma rapportato alla popolazione scende a 23,71 laureati ogni 100.000 residenti (sotto la media UE-27) (Fig. 7). In altre parole, il suo secondo posto nella classifica in valore assoluto è una conseguenza delle dimensioni. L’Italia ne forma 1,8 volte tanto in proporzione agli abitanti.

 

Fig.
Figura 7. Quota di laureati in psicologia ogni 100.000 residenti in alcuni Paesi dell’Unione Europea e media UE (27 Paesi) (2024)

 

Il Paese che forma più umanisti e meno informatici d’Europa

Per concludere abbiamo voluto realizzare un confronto con gli altri ambiti disciplinari in Europa. Nel 2024 il nostro sistema universitario ha prodotto 890,6 laureati ogni 100.000 residenti contro gli 864,2 dell’Unione Europea: uno scarto del 3%, che vale la decima posizione su ventisette che fa dell’Italia un Paese dalla produzione media. Ai primi posti per numero di laureati ogni 100.000 residenti troviamo l’Irlanda che ne forma 1.483, Cipro (1.261), e la Finlandia (1.203).

 

L’Italia si colloca sopra la media europea in sei ambiti disciplinari, con un vantaggio particolarmente marcato in tre (Fig. 8). Il primo è quello delle arti e discipline umanistiche, dove l’Italia forma 152,3 laureati ogni 100.000 abitanti contro gli 88,6 europei, posizionandoci al secondo posto (staccati di pochissimo dall’Irlanda). Per dare la misura del distacco dai grandi sistemi vicini, la Francia si ferma a 110,3, la Spagna a 72,9 e la Germania a 67,6, meno della metà del valore italiano. Un altro ambito in cui l’Italia spicca è quello delle scienze sociali.

 

Per cogliere meglio la composizione del dato, abbiamo però separato psicologia dal resto della macro-area. In psicologia l’Italia conta 43,6 laureati ogni 100.000 abitanti, contro i 26,0 della media europea, risultando terza nell’UE dietro a Cipro e Paesi Bassi. Ma il vantaggio italiano non dipende solo da questo: anche al netto della psicologia, le altre discipline delle scienze sociali registrano 95,4 laureati ogni 100.000 abitanti contro i 67,2 della media europea. Il terzo dei valori più significativi è per le scienze naturali, matematica e statistica dove l’Italia ha 67,6 laureati ogni 100.000 abitanti contro 56,1 dell’EU a 27 stati. Il terzo dei valori più significativi è per le scienze naturali, matematica e statistica dove l’Italia ha 67,6 laureati ogni 100.000 abitanti contro i 56,1 dell’Unione Europea a 27 stati (Fig. 8).

 

Sotto la media europea gli ambiti sono quattro. L’istruzione si ferma a 56,3 contro 83,3 della media europea. In Economia, amministrazione e diritto ci fermiamo a 174,9 mentre la media UE vola a 215,1, e la Francia ci doppia (346,8). In salute e assistenza a primeggiare è la Danimarca dove ogni 100.000 abitanti registra 277 laureati, al contrario dell’Italia dove l’incidenza è a 110,9 (contro i 124,1 della media UE).

 

Il caso estremo, però, è l’informatica. L’Italia forma 12,3 laureati ICT ogni 100.000 residenti contro i 39,4 dell’Unione Europea: meno di un terzo, e nessuno dei 27 Paesi dell’Unione fa peggio. Di contro, la Spagna ne forma il doppio di noi (24,6), la Francia più del triplo (41,5), la Germania quasi quattro volte tanto (46,0) e l’Irlanda dodici volte tanto (147,6).

 

Il confronto che riassume tutto sta in due numeri dello stesso anno. Nel 2024 l’Italia ha laureato 25.732 persone in psicologia e 7.255 in informatica: più di tre psicologi per ogni laureato ICT. Nell’Unione Europea il rapporto è rovesciato, con meno di sette psicologi ogni dieci laureati in informatica.

 

 

Fig.
Figura 8. Ambiti disciplinari per quota di laureati ogni 100.000 residenti in Italia e media UE (27 Paesi) (2024)

 

Le domande finali

I dati di queste pagine raccontano una disciplina che in dieci anni ha quasi raddoppiato la propria domanda in ingresso, un’offerta pubblica che non è riuscita ad assorbirla e un Paese che forma più psicologi di qualsiasi altro in Europa. Ma alcuni di questi numeri, più che chiudere il discorso, lo aprono. Questa volta, invece che tre domande, ne lasciamo due che ci sembrano cruciali.

 

Cosa fare per non illudere gli studenti? Ogni anno ventunmila persone si iscrivono a una triennale in psicologia, e vale la pena chiedersi se sappiano tre cose. Che il percorso è più lungo di quanto sembri, perché per esercitare come psicoterapeuta serve una scuola di specializzazione di quattro anni, in Italia in larga parte privata e a carico dello studente: a cinque anni dalla laurea il 50,5% dei laureati in psicologia ne ha frequentata una. Che i dati occupazionali sono i peggiori del sistema universitario italiano, perché a un anno dalla magistrale il gruppo psicologico è ultimo tra i quindici gruppi disciplinari per tasso di occupazione (62,3% contro l’81,6% della media), per retribuzione e per tempo necessario a trovare il primo lavoro. E che troveranno molta concorrenza, perché nel 2024 l’Italia ha laureato in psicologia quasi diecimila persone in più di quante ne produrrebbe un Paese europeo di pari dimensione con la composizione media dell’Unione. Nulla di questo vuole mettere in discussione la libertà della scelta individuale, tuttavia, i dati ci dicono che il mercato non sta assorbendo il surplus in fretta, e che chi si iscrive dovrebbe saperlo prima e non dopo.

 

Siamo i terapeuti d’Europa, ma abbiamo scelto di esserlo? Nel 2024 l’Italia ha formato più laureati in psicologia di qualsiasi altro Paese europeo, e più di un laureato in psicologia dell’Unione su cinque è formato in Italia. Nello stesso anno, l’Italia è stato l’ultimo Paese dell’Unione Europea per laureati in informatica in rapporto agli abitanti. Non sono due scelte in competizione tra loro, e nessuno deve decidere tra la salute mentale e il digitale. Ma poiché il nostro sistema forma laureati in linea con la media europea sono due facce dello stesso profilo. Della prima possiamo ragionevolmente sperare un effetto positivo sul benessere delle persone. Sulla seconda è più difficile immaginare un effetto positivo, perché le competenze digitali sono l’infrastruttura di quasi ogni settore industriale, e da esse dipende il peso che il Paese avrà nel contesto europeo e mondiale. Un Paese può legittimamente decidere di essere il terapeuta d’Europa. Il problema è che l’Italia non l’ha (probabilmente) deciso. Il risultato è l’esito aggregato di milioni di scelte individuali, di vincoli di capienza dei singoli atenei e di un mercato che cresce in maniera (forse) poco consapevole.

 

 

Gli ospiti del mese

“In molti casi, gli studenti dei corsi di laurea in psicologia sono già professionisti dell’intervento sociale o operano negli ambiti delle risorse umane del counseling. Per essi la psicologia, sebbene sottostimata in passato, rappresenta per questi profili lavorativi, una risorsa importante che oggi viene riconosciuta come caratterizzante le attività in questi settori.

 

Questa consapevolezza del ruolo delle scienze psicologiche accresce la domanda di formazione in questa area e, ovviamente, le figure professionali sopra evocate beneficiano della flessibilità e adattabilità del percorso virtuale sia sincrono che asincrono. Inoltre il bachelor e il master in psicologia sono percorsi di qualità, grazie a docenti che, caratterizzati da profili scientifici solidi, offrono corsi e lezioni interessanti. che permettono di acquisire una formazione adeguata e non solo un titolo di studio.

 

Non va trascurato il fatto che la scelta di una formazione telematica in psicologia sia anche più vicina al modo in cui le giovani generazioni danno senso al mondo che abitano. La psicologia, fondamentalmente basata sulla relazione interpersonale, può più agevolmente di altri ambiti disciplinari immaginare modelli di intervento e di formazione “a distanza”. Sono oggi moltissime le proposte di interventi psicologici e psicoterapeutici a distanza e il dibattito all’interno delle società scientifiche è in questo momento particolarmente vivace.”

 

Rettore Giovanni Cannata, Università Mercatorum

 

 

“Per l’Università degli Studi di Perugia, la scelta dell’accesso libero a Scienze e tecniche psicologiche, deliberata con convinzione da Senato Accademico e Consiglio di Amministrazione nel 2020, nasce da una visione precisa di Ateneo: una Universitas aperta a tutte e a tutti, senza esclusioni né sbarramenti, un luogo di relazioni capace di riconoscere che il sapere psicologico è oggi patrimonio trasversale, utile tanto a chi diventerà psicologo quanto a chi lavorerà nella scuola, nella sanità, nelle organizzazioni, nel sociale.

 

Quello che i numeri non raccontano è la cura con cui accompagniamo questa crescita: studentesse e studenti sono spesso già alle prese con un lavoro, una famiglia, un percorso non lineare. Per loro l’accesso libero non rappresenta una scorciatoia, ma una possibilità concreta e seria di formarsi.

 

Crediamo inoltre che il benessere psicologico non sia un valore aggiunto, ma la base su cui costruire una vita piena e autentica: per questo investiamo su questo corso con la stessa attenzione che dedichiamo al benessere psicologico dell’intera comunità universitaria. È un investimento di fiducia che l’Ateneo fa, e che i dati sulla crescita ci confermano essere ripagato.”

 

Rettore Massimiliano Marianelli, Università di Perugia

 

 

 

Nota metodologica

L’analisi si basa sugli open data di USTAT, il portale statistico del Ministero dell’Università e della Ricerca, a cui va il nostro ringraziamento per il lavoro che svolge. I dati sono stati estratti ad agosto 2026 ed elaborati internamente da Talents Venture. Il confronto europeo si basa sui dati Eurostat, estratti nello stesso periodo.

 

Le dimensioni analizzate. Su psicologia abbiamo guardato tre grandezze diverse. Gli iscritti al primo anno, ovvero le persone che risultano iscritte al primo anno di un corso di laurea in un dato anno accademico: misura la domanda in ingresso e non lo stock complessivo di studenti. L’offerta formativa, ovvero il numero di corsi di laurea attivi. I laureati, ovvero chi consegue il titolo in un dato anno solare.

 

I primi due capitoli misurano iscritti e corsi, il terzo i laureati. Sono grandezze diverse e non direttamente confrontabili: tra l’ingresso in un corso e il conseguimento del titolo passano anni, lungo il percorso si perde una quota di studenti e non tutti conseguono il titolo nello stesso tempo.

 

Gli iscritti al primo anno non coincidono con gli immatricolati, che misurano il primo ingresso in assoluto nel sistema universitario e comprendono quindi solo le lauree triennali e magistrali a ciclo unico. Le lauree magistrali biennali, escluse per costruzione dagli immatricolati, rientrano invece negli iscritti al primo anno.

 

Il perimetro temporale. I dati sugli iscritti al primo anno e sull’offerta formativa si riferiscono all’a.a. 2024/2025, l’ultimo consolidato disponibile, e sono confrontati con l’a.a. 2015/2016. I dati sui laureati si riferiscono all’anno solare 2024 e sono confrontati con il 2015.

 

Che cosa intendiamo per psicologia. Per il sistema italiano utilizziamo il gruppo disciplinare psicologico nella classificazione MUR, che coincide con la somma di tre classi di laurea: la triennale L-24 in Scienze e tecniche psicologiche e le magistrali LM-51 in Psicologia e LM-55 in Scienze cognitive. . Il confronto tra gruppi disciplinari, quando presente, è costruito sui quindici gruppi della classificazione ministeriale.

 

Il perimetro degli atenei. Comprende tutte le università italiane. Negli approfondimenti per tipologia distinguiamo tre categorie: università statali, università non statali e università telematiche. Le telematiche sono formalmente un sottoinsieme delle non statali: quando le trattiamo come categoria autonoma, il dato delle non statali va letto al netto delle telematiche.

 

Il regime di accesso. Distinguiamo tre categorie: accesso programmato a livello nazionale, accesso programmato a livello locale e accesso libero. Nei corsi a numero programmato a livello locale i singoli atenei, in autonomia, decidono di istituire una prova di ammissione e di accogliere un numero limitato di studenti. I dati pubblici non riportano il numero di candidati che ogni anno non superano la selezione: dove nel testo mettiamo in relazione le regole di accesso e la crescita degli iscritti, si tratta quindi di una lettura plausibile e non di una relazione dimostrata.

 

Il confronto europeo sui laureati. Utilizziamo la tabella Eurostat sui laureati per livello di istruzione e campo di studio (educ_uoe_grad02), riferita all’anno 2024 e confrontata con il 2015. Consideriamo i livelli ISCED 6 e 7, corrispondenti a bachelor e master, sommati tra loro. Il campo è “Psychology” nella classificazione ISCED-F.

 

Su questo confronto valgono quattro avvertenze.

  1. Il livello ISCED 7 non coincide con le lauree magistrali italiane, perché comprende anche i diplomati ai master universitari di primo livello (il perimetro è quindi più ampio di quello delle sole magistrali).
  2. La classificazione ISCED-F non è perfettamente sovrapponibile al gruppo disciplinare psicologico usato da USTAT. Per questa ragione i dati italiani inseriti nel confronto europeo sono quelli calcolati con la metodologia Eurostat e possono presentare scostamenti rispetto a quelli pubblicati dal Ministero.
  3. Nell’estrazione Eurostat il campo “Psicologia” è un sotto-campo di “Scienze sociali, giornalismo e informazione”. Dove confrontiamo la psicologia con gli altri ambiti disciplinari, le scienze sociali sono riportate al netto della psicologia.
  4. Nei dati Eurostat 2024 la Francia registra 208 laureati nel campo “Psicologia”, un valore non compatibile con le dimensioni del suo sistema universitario e verosimilmente dovuto a una classificazione dei percorsi psicologici in categorie più aggregate.

Gli aggregati europei. Quando si parla di “Unione Europea a 27 Paesi” è l’aggregato pubblicato da Eurostat, non la somma di tutti i Paesi del continente europeo che includerebbe anche Stati extra-UE come Regno Unito, Svizzera, Norvegia, Islanda, Turchia, Georgia e i Paesi balcanici. Le quote sul totale europeo presentate in questa nota sono calcolate sull’aggregato UE-27. Dalle classifiche per singolo ambito disciplinare sono esclusi i Paesi per cui il dato non è disponibile: è il caso della Slovenia per la psicologia e per le scienze sociali, le cui classifiche si riferiscono quindi a 26 Paesi su 27.

 

I dati occupazionali. Provengono dalla XXVIII Indagine AlmaLaurea 2026 sulla condizione occupazionale dei laureati, riferita ai laureati di secondo livello (lauree magistrali e magistrali a ciclo unico) a uno, tre e cinque anni dal titolo. Il gruppo disciplinare psicologico è quello della classificazione AlmaLaurea.

 

Il rapporto con la popolazione residente. Utilizza i dati Eurostat sul bilancio demografico (demo_gind). Per ciascun Paese la popolazione di riferimento è la media aritmetica dei residenti al 1° gennaio di due anni consecutivi.

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